Symptoms are common among patients receiving treatment for advanced cancers, yet are undetected by clinicians up to half the time. There is growing interest in integrating electronic patient-reported outcomes (PROs) into routine oncology practice for symptom monitoring, but evidence demonstrating clinical benefit has been limited. We assessed overall survival associated with electronic patient-reported symptom monitoring vs usual care based on follow-up from .. (leggi tutto)
Lo studio, con risultati in parte noti già dal 2014, è stato presentato alla sessione plenaria dell’ASCO 2017 e contemporaneamente pubblicato come
Research letter su
JAMA. È noto che i pazienti oncologici possano soffrire simultaneamente di sintomi legati alla neoplasia e di potenziali effetti collaterali relati ai trattamenti attivi. Sebbene la ricerca abbia evidenziato l’importanza dei
patient-reported outcomes (PRO) nella pratica clinica dell’oncologo medico, non vi era una formale dimostrazione del fatto che la registrazione elettronica dei sintomi ed un conseguente precoce intervento potesse impattare favorevolmente sull’esito dei trattamenti, migliorando l’efficacia della terapia. Condotto in un centro di eccellenza quale il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York tra il 2007 e il 2011 (l’aver condotto la ricerca in un solo centro potrebbe essere considerato un limite), lo studio prevedeva la randomizzazione (1:1 ovvero 2:1 in dipendenza dell’esperienza nell’utilizzo dei sistemi elettronici) tra l’usuale registrazione clinica dei sintomi e la registrazione elettronica dei PRO, nella quale i pazienti riportavano autonomamente su una piattaforma informatica quelli più comuni. La registrazione via web terminava alla fine del trattamento attivo ovvero al ritiro del consenso, al passaggio alla terapia di supporto (in hospice) o al decesso del paziente. Nella analisi
post hoc, che ha incluso 766 pazienti ed è stata condotta dopo un follow-up mediano di circa 7 anni, era valutata la sopravvivenza globale. Le caratteristiche basali erano ben bilanciate tra i due gruppi (età mediana 61 anni, razza caucasica 86%, sesso femminile 58%, 30% uso esperto del computer). La differenza in sopravvivenza globale mediana è stata di 5,2 mesi a vantaggio del gruppo di pazienti seguiti con monitoraggio proatttivo elettronico (31,2 mesi vs 26,0 mesi, con un HR di 0,83; IC 95%: 0,70 – 0,99). Il monitoraggio attivo può dunque essere implementato nella pratica clinica. Tale azione proattiva non solo consente un intervento precoce, anticipando il controllo di sintomi e possibili effetti collaterali, ma anche produce un vantaggio in sopravvivenza mediana superiore ai 5 mesi.