domenica, 3 maggio 2026
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28 Febbraio 2017

Gefitinib or Erlotinib vs Chemotherapy for EGFR Mutation-Positive Lung Cancer: Individual Patient Data Meta-Analysis of Overall Survival

We performed an individual patient data meta-analysis to examine the impact of first-generation epidermal growth factor receptor (EGFR) tyrosine kinase inhibitor (TKI) therapy on overall survival (OS) in advanced non–small cell lung cancer (NSCLC). Data from trials comparing EGFR-TKI against chemotherapy in exon 19 deletion (del19) or exon 21 L858R (L858R) EGFR mutations patients were used. We performed Cox regression to obtain hazard ratios (HRs) and … (leggi tutto)

Era veramente necessaria un’altra meta-analisi in questo contesto? L’esperienza e la pratica clinica decennale non possono in questo caso darci molto di più dei risultati di un lavoro seppur pubblicato su Journal of the National Cancer Institute? La meta-analisi su dati individuali valuta tre studi di gefitinib verso chemioterapia e tre studi con erlotinib verso chemioterapia in pazienti selezionati per mutazione attivante di EGFR (delezione dell’esone 19 [del19] o esone 21 L858R [L858R]) per un totale di 1.231 casi, di cui 632 trattati con l’inibitore tirosin-chinasico. Il follow-up medio è di 35 mesi e la sopravvivenza globale (OS) pari a 25,8 mesi per i pazienti trattati con inibitore di EGFR e 26 mesi per quelli trattati con chemioterapia (hazard ratio [HR] = 1,01; p = 0,84). Nessuna differenza viene registrata differenziando le due mutazioni, essendo i dati per la del19: OS mediana 27,4 vs 25,9 mesi (HR = 0,96; p = 0,68) e per L858R: OS mediana 24,1 vs 25,9 mesi (HR = 1,06; p = 0,59; p = 0,47 per interaction). La sopravvivenza libera da progressione (PFS) era valutabile in 1.227 pazienti e viene riportata pari a 11 mesi nei pazienti trattati con l’inibitore e 5,6 mesi in quelli sottoposti a chemioterapia (HR = 0,37; p < 0,001), con un hazard ratio a favore dell’inibitore tirosin-chinasico sia per la del19 (0,28; p < 0,001) che per L858R (0,49; p < 0,001). Ancora una volta questi dati sottolineano la non necessità di distinguere queste due mutazioni nella scelta terapeutica, nonostante “canti di sirene” che per un certo periodo sembravano portarci in altra direzione. Dopo progressione, nel 73,8% dei casi trattati con chemioterapia viene prescritto l’inibitore di EGFR e nel 65,9% dei casi trattati con terapia targeted viene somministrata chemioterapia, mentre l’assenza di ulteriore trattamento sistemico viene riportato nello 0,6% vs 9,1% dei casi, rispettivamente.
Gli autori concludono che nonostante vi sia un significativo vantaggio in termini di PFS per i pazienti EGFR mutati trattati con inibitore specifico, questo non si traduce in un così marcato beneficio per l’OS, fatto da attribuirsi al tasso elevato di crossover alla progressione. Non vi sembra tanto qualcosa come “alcuni studi hanno stimato che le persone trascorrono circa il 25% di tempo in meno nella natura rispetto a 20 anni fa. Oggi, i passatempi più quotati sono diventati passare ore davanti al pc navigando in internet, giocare ai video games o guardare film. Ciò è un vero peccato, non soltanto per i benefici fisici dello stare all’aria aperta, ma anche per tutti i benefici psicologici“.
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