Osteoporosi
L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. Questo, secondo la definizione dell’OMS, porta ad un’aumentata fragilità delle ossa e a un conseguente aumento del rischio di fratture. Le ossa scheletriche non sono tessuti inerti, ma presentano un continuo processo di rimodellamento, con il ricambio dell’osso vecchio con tessuto nuovo. Il rimodellamento comporta un riassorbimento parcellare di osso da parte di speciali cellule, gli osteoclasti, e la successiva apposizione di osso nuovo da parte di altre cellule, gli osteoblasti. Il turnover osseo coinvolge le parti organiche dell’osso e la parte minerale, ossia il calcio. Il turnover è positivo nelle prime due decadi di vita. Tra il 20° e 30° anno si raggiunge il picco di massa ossea. Dopo i 30 anni, i processi osteoclastici prevalgono su quelli osteoblastici, con una lenta e progressiva perdita di massa ossea. Gli ormoni estrogeni frenano gli osteoclasti e stimolano gli osteoblasti, permettendo di mantenere una soddisfacente massa ossea. Dopo la menopausa, la carenza di ormoni estrogeni accelera il processo di riassorbimento dell’osso provocando quindi una perdita rapida del calcio dalle ossa. Perciò, dopo la menopausa, il fabbisogno di calcio aumenta per compensare le maggiori perdite di calcio dovute alla carenza di ormoni estrogeni. Nei casi più gravi, il prevalere dei processi di riassorbimento del calcio dello scheletro porta all’ osteoporosi postmenopausale, con aumentata fragilità ossea e quindi con facilità di fratture per traumi minimi, soprattutto a carico dei corpi vertebrali. I sintomi più evidenti sono la perdita di statura e la gibbosità, tipiche delle persone affette da osteoporosi.
Fonte: ( caratteri – lunghezza massima 250 caratteri) Firma: ( caratteri – lunghLa diagnosi di osteoporosi è basata soprattutto sulla mineralometria ossea computerizzata (MOC) con la quale si misura il cosiddetto “T?score”. Un T?score uguale o inferiore a ?2.5 indica la presenza di osteoporosi, che è “grave” in presenza di fratture. Se la MOC dà un T-score tra ?2.5 e –1.0, si parla di “osteopenia”. Si considera “normale” un T?score superiore a ?1.0.
Malattie cardiovascolari
Il rischio che una donna subisca un infarto prima della menopausa è del 44% rispetto a quello dell’uomo. Dopo la menopausa, il rischio aumenta e dopo i 60 anni diventa uguale a quello dell’uomo di pari età. Gli ormoni estrogeni proteggono dalle malattie cardiovascolari con diversi meccanismi: riducono il colesterolo ematico e le LDL (le lipoproteine a bassa densità che costituiscono il colesterolo “cattivo”), riducono i trigliceridi, hanno un effetto protettivo sulle pareti vasali, svolgono effetti benefici sul metabolismo dei glicidi e dei lipidi e sui fattori della coagulazione, proteggono dall’ipertensione arteriosa, ecc. L’aumento del rischio cardiovascolare nella menopausa risulta quindi dalla concomitanza di molti fattori conseguenti alla carenza di ormoni sessuali femminili.
Deficit cognitivo – Malattia di Alzheimer
ezza massima 250 caratteri) La malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza nell’età avanzata. I sintomi iniziano insidiosamente anche 5?10 anni prima del quadro conclamato e la sua prevalenza aumenta esponenzialmente dopo i 65 anni di età, colpendo più spesso le donne rispetto agli uomini. Numerosi dati suggeriscono che la deprivazione di estrogeni caratteristica della menopausa rappresenta uno di questi fattori. Gli estrogeni, infatti, regolano la risposta allo stress, aumentano il flusso ematico cerebrale e aumentano l’utilizzazione del glucosio a livello cerebrale. Probabilmente gli estrogeni riducono anche la formazione di sostanza beta?amiloide tipica del morbo di Alzheimer. È stato dimostrato che la terapia ormonale sostitutiva migliora i disturbi cognitivi che si manifestano nel morbo di Alzheimer.
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- LE MALATTIE NELLA MENOPAUSA AVANZATA