sabato, 2 maggio 2026
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9 Marzo 2000

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. MAURIZIO VECCHIONI

Famiglia, scuola, gruppo dei pari sono le tre agenzie che si trovano ad interagire con i giovani nell’ambito dei consumi alimentari secondo modalità e con ruoli diversi. L’industria propone prodotti alimentari parlando direttamente a bambini e ragazzi attraverso una comunicazione pubblicitaria sistematica e specificamente indirizzata ai diversi livelli di età. Ciò ha da tempo determinato una situazione ben nota: bambini e ragazzi riescono a condizionare i comportamenti d’acquisto delle famiglie in misura rilevante. L’alimentazione non è il solo ambito merceologico in cui si esercita questa influenza, ma è senza dubbio il più importante per dimensioni e continuità nel tempo: in pratica inizia in età prescolare e segue il fanciullo ed il giovane sino all’età in cui diventa un consumatore del tutto autonomo. Non si deve dimenticare che le abitudini alimentari che s’instaurano in età giovanile caratterizzano poi significativamente il comportamento adulto. Nella seconda e terza infanzia le scelte alimentari sono ancora fondamentalmente nelle mani della madre e i principali atti di consumo si collocano nel circuito famiglia-scuola.
Nella preadolescenza ed adolescenza aumenta progressivamente la sfera di autonomia del giovane (più tempo passato fuori casa, maggiore disponibilità di denaro da spendere anche in “passatempi alimentari”). Questi ultimi, tuttavia, si trovano spesso a competere con altre forme di passatempo e, per i più grandi, con consumi meno comprimibili di quelli alimentari: abbigliamento e musica. A partire dalla preadolescenza infatti i giovani elaborano una cultura indipendente da quella degli adulti e spesso manifestamente contrapposta ad essa. Se consideriamo tre aspetti importanti di questa cultura – musica, abbigliamento e alimentazione – che corrispondono anche a importanti settori merceologici, troviamo piena conferma delle modalità originali, irrituali e provocatorie che assumono. Sarebbe dunque strano che nei costumi alimentari gli adolescenti mostrassero una docile conformità agli stili ordinati e razionali (si fa per dire) degli adulti. L’alimentazione, a differenza di altre forme della cultura giovanile, sembra tuttavia essere meno pervasiva, essendo legata prevalentemente ai momenti di vita extradomestica, di simbiosi con il gruppo dei pari e di consumo on the road. Più che di mode è possibile parlare allora di tendenze alimentarli influenzate dal packaging dei prodotti, dalla loro porzionabilità e condivisibilità nel gruppo, da sensazioni gustative intense, forti e “costruite”. Tendenze che possono manifestarsi secondo una modalità incorporativa alquanto incontenibile e tipica dell’età (verranno esaminati una serie di esempi). In fondo il rapporto fondamentale con il cibo avviene ancora con la dispensa domestica. Qual è quindi il ruolo delle scelte familiari nel determinare le abitudini alimentari dei giovani, nel promuovere un senso del gusto artificiale, inflessibile, incapace di cogliere le sfumature? Che ruolo hanno le mense scolastiche nel processo di costruzione (o distruzione?) del gusto? Certamente i prodotti industriali, nonostante l’apparente numerosità delle marche e dei prodotti, in realtà promuovono un’offerta appiattita e monocorde, che si può ricondurre a pochissime tipologie fondamentali. In età giovanile il pericolo per gli stili alimentari non viene tanto o solo dalle “mode”, collegate in modo profondo ad esigenze di formazione dell’identità adolescenziale. Il vero pericolo, che parte già dall’infanzia, è che con l’alimentazione industriale si perda progressivamente la capacità di orientamento al gusto, la flessibilità e la molteplicità delle sensazioni note e accettate. E’ necessario riflettere sulla necessità di prevedere spazi di valorizzazione dei cibi e delle loro caratteristiche organolettiche (‘la cucina dei giorni di festa”) che, senza criminalizzare le inevitabili scelte di praticità della donna, tendano al recupero di un rapporto con il cibo non esclusivamente funzionale.
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