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29 Luglio 2014

VALUTAZIONE DEL TASSO DI DISCORDANZA TRA TEST DI HER2 A LIVELLO LOCALE VS CENTRALIZZATO IN DONNE CON TUMORE MAMMARIO HER2-NEGATIVO DETERMINATO LOCALMENTE

Lo studio pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract) mette in evidenza le limitazioni dell’utilizzo di un solo metodo per l’esame di HER2 (human epidermal growth factor receptor 2) nell’attuale pratica clinica. L’importanza di HER2 come marcatore prognostico e predittivo nel tumore invasivo della mammella è ben nota e un’accurata valutazione dello stato di HER2 è essenziale per definire le opzioni ottimali di trattamento. Campioni di tessuto tumorale mammario del sottostudio (tessuto) di VIRGO, osservazionale, di coorte, che erano risultati HER2-negativi dopo valutazione locale, sono stati riesaminati a livello centrale con test immuno-istochimico (IHC), approvato dalla Food and Drugs Administration (FDA), e ibridizzazione con fluorescenza in situ (FISH), utilizzando i cut-off di dosaggio approvati da FDA; i risultati sono stati comparati. I ricercatori statunitensi hanno osservato che, dei 552 campioni unici di pazienti ri-esaminati centralmente dopo essere stati definiti HER2-negativi a livello locale, i campioni tessutali di 22 pazienti (4.0%, intervallo di confidenza [IC] 95%: 2.5 – 5.7) sono risultati HER2-positivi. Di queste 22 donne, 18 erano state esaminate con un solo metodo a livello locale e 15 di queste sono risultate HER2-positive dopo nuovo esame centralizzato, utilizzando un dosaggio diverso da quello adottato localmente. Rispetto alle 530 pazienti che avevano ricevuto conferma centrale di tumore HER2-negativo, le 22 pazienti con tumori HER2-positivi dopo test centralizzato erano più giovani (età mediana: 56.5 vs 60.0 anni) e avevano maggiori probabilità di avere tumori ER/PR-negativi (27.3 vs 22.3%). Queste pazienti mostravano anche una più breve sopravvivenza mediana libera da progressione (6.4 mesi, IC 95%: 3.8 – 15.9, vs 9.1 mesi, IC 95%: 8.3 – 10.3) e sopravvivenza globale mediana (25.9 mesi, IC 95%: 13.8 – non valutabile, vs 27.9 mesi, IC 95%: 25.0 – 32.9). In conclusione, questo studio evidenza le limitazioni dell’utilizzo di un unico metodo di dosaggio di HER2 nell’attuale pratica clinica. Identifica anche una coorte di pazienti che non hanno ricevuto terapia potenzialmente efficace perché i loro tumori HER2-positivi non sono stati riconosciuti con il test iniziale. Per le intrinseche limitazioni dei metodi utilizzati, gli autori consigliano quindi di non affidarsi a un solo test per escludere il potenziale beneficio della terapia targeted anti-HER2.
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