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13 Maggio 2014

GESTIONE DEGLI EVENTI AVVERSI IN PAZIENTI CON TUMORE AVANZATO CHE RICEVONO EVEROLIMUS ORALE: FOCUS SUL CARCINOMA MAMMARIO

Everolimus, un analogo orale della rapamicina, inibisce mTOR (mammalian target of rapamycin), una serina-treonin chinasi intracellulare altamente conservata che è nodo centrale nella complessa rete delle vie del segnale che controllano il metabolismo, la crescita, la sopravvivenza e la proliferazione cellulare, l’angiogenesi e la funzione immunitaria. Everolimus ha mostrato un sostanziale beneficio clinico in studi randomizzati, controllati, di fase III che hanno portato alla sua approvazione nel trattamento del carcinoma renale in stadio avanzato, di tumori neuroendocrini di origine pancreatica in stadio avanzato, dell’angiomiolipoma renale e dell’astrocitoma subependimale a cellule giganti, associato al complesso della sclerosi tuberosa, e del tumore mammario avanzato positivo ai recettori ormonali (HR+), HER2(human epidermal growth factor receptor-2)-negativo. I ricercatori del Multidisciplinary Oncology Institute di Genolier hanno discusso in questo articolo pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi testo) gli eventi avversi clinicamente rilevanti, correlati a everolimus, osservati negli studi di fase III, tra questi stomatite, polmonite non infettiva, rash cutaneo, anormalità metaboliche e infezioni particolari, focalizzando sull’appropriata gestione clinica di questi eventi e su specifiche considerazioni nelle pazienti con tumore mammario. La maggior parte degli eventi avversi osservati durante la terapia con everolimus era di grado lieve o moderato. Il profilo di sicurezza e i protocolli per la gestione delle tossicità sono ormai ben definiti. Il profilo classe-effetto degli eventi avversi osservati con everolimus associato alla terapia endocrina nel tumore mammario è, come atteso, distinto da quello della terapia endocrina da sola, ma è simile a quello osservato con everolimus nel trattamento di altri tumori solidi. Il grado d’informazione raggiunto con l’esperienza in altri carcinomi su diagnosi precoce e trattamenti per ottimizzare l’esposizione al farmaco, ‘outcome’ di trattamento e qualità di vita dei pazienti, si può applicare anche alla popolazione di pazienti con tumore mammario in stadio avanzato. In conclusione, come con tutti gli altri agenti somministrati per via orale, l’aggiornamento dei medici e dei pazienti sulla gestione degli eventi avversi nelle pazienti che ricevono everolimus è critico per raggiungere un’esposizione ottimale e il beneficio clinico. Un monitoraggio attivo per la pronta identificazione degli eventi avversi di everolimus combinato a un appropriato e aggressivo intervento nel momento in cui questi si manifestano dovrebbe portare a una riduzione della severità e della durata dell’evento.
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