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21 Gennaio 2014

CHEMIOTERAPIA ADIUVANTE AD ALTE DOSI CON TRAPIANTO AUTOLOGO DI CELLULE STAMINALI EMATOPOIETICHE NEL TUMORE MAMMARIO PRIMARIO AD ALTO RISCHIO: RISULTATI DAL REGISTRO NAZIONALE ITALIANO

Lo studio pubblicato sulla rivista Biology of Blood and Marrow Transplantation (leggi abstract) suggerisce che questa modalità di trattamento dovrebbe essere proposta a pazienti selezionate con carcinoma mammario primario ad alto rischio. L’efficacia della chemioterapia ad alte dosi e del trapianto autologo di cellule progenitrici ematopoietiche nelle pazienti con tumore mammario ha rappresentato un’area di intensa controversia nella comunità medica oncologica. Scopo dello studio, condotto da ricercatori italiani afferenti al Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo, Cellule staminali emopoietiche e terapia cellulare (GITMO) – Sezione Tumori Solidi, era valutare la tossicità e l’efficacia di questa procedura in un’ampia coorte di pazienti con tumore mammario primario ad alto rischio, che sono state sottoposte a trapianto autologo con cellule staminali ematopoietiche in Italia: 1183 pazienti che hanno ricevuto chemioterapia ad alte dosi per il tumore mammario primario ad alto rischio (> 3 linfonodi positivi) sono state identificate dal registro del GITMO. L’età mediana delle pazienti era 46 anni, il 62% era in pre-menopausa durante il trattamento, il 60.1% aveva tumori endocrino-responsivi e il 20.7% un tumore HER2-positivo. Il numero mediano di linfonodi positivi al momento della procedura chirurgica era 15, con il 71.5% delle pazienti che aveva > 10 linfonodi positivi e il 73% di queste ha ricevuto chemioterapia ad alte dosi contenente agente alchilante come singola procedura, mentre il 27% ha ricevuto chemioterapia ad alte dosi contenente epirubicina o mitoxantrone, normalmente nell’ambito di un programma multi-trapianto. Sorgente di cellule staminali era il sangue periferico nella maggior parte delle pazienti. La mortalità legata al trapianto è risultata pari allo 0.8%, mentre la mortalità tardiva cardiaca o secondaria legata al tumore era pari a circa l’1%, globalmente. A un follow-up mediano di 79 mesi, la sopravvivenza mediana libera da malattia e la sopravvivenza mediana globale (OS) dell’intera popolazione sono risultate rispettivamente 101 e 134 mesi. L’analisi di sottogruppo ha dimostrato che la OS era significativamente migliore nelle pazienti con tumori endocrino-responsivi e in quelle sottoposte a procedure di trapianto multiplo. Lo stato HER2 non ha alterato la probabilità di sopravvivenza e le dimensioni del tumore primario e il numero di linfonodi coinvolti hanno influenzato negativamente la OS. La chemioterapia adiuvante ad alte dosi associata al trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche mostra bassa mortalità e offre tassi elevati di sopravvivenza a lungo termine nelle pazienti con tumore mammario primario ad alto rischio. In conclusione, gli autori suggeriscono che questa modalità di trattamento dovrebbe essere proposta a pazienti selezionate, con tumore mammario primario ad alto rischio, e si dovrebbe approfondire in studi clinici futuri.
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