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19 Dicembre 2013

INDAGINE EPIDEMIOLOGICA E GENOMICA SUL PARODOSSO DELL’OBESITÀ NEL CARCINOMA RENALE

Sebbene BMI non sia fattore prognostico indipendente per la mortalità cancro-specifica, lo sviluppo del tumore in ambiente ‘obesogenico’ può essere più indolente

È noto che l’obesità aumenta il rischio di carcinoma renale a cellule chiare, tuttavia i pazienti obesi sembrano avere una sopravvivenza più lunga di quelli non obesi. I ricercatori del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e Weill Medical College della Cornell University di New York e della University of Southern California di Los Angeles hanno esaminato l’indice di massa corporea (BMI) in relazione a stadio, grado e mortalità cancro-specifica, dopo aver considerato anche i possibili bias, lo stato nutrizionale e le caratteristiche molecolari del tumore. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of the National Cancer Institute (leggi abstract), i dati derivavano da 2119 pazienti con carcinoma renale a cellule chiare che si erano sottoposti a resezione chirurgica presso il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center tra il 1995 e il 2012. Modelli di regressione logistica hanno analizzato le associazioni tra BMI e la malattia in fase avanzata e modelli di regressione multivariata di rischio competitivo hanno stimato le associazioni tra BMI e mortalità cancro-specifica. I dati di mutazione somatica, numero di copie, metilazione e di espressione sono stati esaminati in relazione al BMI in un sottogruppo di 126 pazienti che hanno partecipato al Cancer Genome Atlas Project per il carcinoma renale a cellule chiare, utilizzando il test di Kruskal-Wallis o il test esatto di Fisher. Tutti i test statistici erano a due code. I risultati di questa indagine indicano che i pazienti obesi e in sovrappeso hanno probabilità più basse di presentare malattia in stadio avanzato, rispetto ai normopeso (rispettivamente: odds ratio [OR] 0.61, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.48 – 0.79 vs OR 0.65, IC 95%: 0.51 – 0.83). Un BMI più alto è stato inoltre associato a una ridotta mortalità cancro-specifica in analisi univariata (p < 0.005) ed è rimasto statisticamente significativo anche dopo aggiustamento per comorbilità e albuminemia, ma ha perso significatività dopo aggiustamento per stadio e grado (p > 0.10). L’interrogazione della banca dati dell’intero genoma secondo BMI ha suggerito differenze nell’espressione dei geni del metabolismo e degli acidi grassi, inclusa l’acido grasso-sintetasi (FASN): osservazione coerente con il paradosso dell’obesità. In conclusione, i risultati suggeriscono che sebbene il BMI non sia un fattore prognostico indipendente di mortalità cancro-specifica, dopo aver corretto per stadio e grado, i tumori che si sviluppano in un ambiente ‘obesogenico’ possono essere più indolenti.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2013
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