Preoccupazioni maggiori, insidie e segnali d’allarme sulla gestione del carcinoma epatico nei pazienti anziani, con particolare riguardo alla terapia sistemica con sorafenib
Il tumore è una malattia prevalente nella popolazione anziana e il carcinoma epatico rappresenta un importante problema di salute rispetto a tutte le neoplasie maligne. I trattamenti curativi per lo stadio iniziale del carcinoma epatico includono il trapianto di fegato, la resezione e l’ablazione percutanea. I ricercatori dell’Università di Palermo, Di.Bi.Mi.S., hanno ricordato, in questa revisione pubblicata sulla rivista Expert Reviews of Anticancer Therapy (leggi abstract), che chemio-embolizzazione endoarteriosa (TACE) e sorafenib, classificati come trattamenti non curativi, possono tuttavia migliorare la sopravvivenza dei pazienti con tumori rispettivamente in stadio intermedio e avanzato. Anche se l’incidenza del carcinoma epatico aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età in tutte le popolazioni, con un picco a 70 anni, pochi studi esistono sulla corretta gestione del carcinoma epatico nei pazienti anziani. Inoltre, i dati di ampi studi randomizzati, controllati (RCT), riflettono in modo insufficiente la popolazione anziana che è spesso sia quantitativamente che qualitativamente sotto-rappresentata, per criteri di arruolamento troppo restrittivi. Scopo quindi di questa breve revisione era evidenziare le principali preoccupazioni, le insidie e le avvertenze per la gestione del carcinoma epatico nei pazienti anziani, con un interesse particolare sulla terapia sistemica con sorafenib.Liver Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2013