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19 Novembre 2013

AIOM SARDEGNA: “SERVE SUBITO LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE”

In Sardegna ogni anno quasi 7.000 persone sono colpite da tumore. Il sistema sanitario, costretto a tagli consistenti, può rispondere alle esigenze di questi malati solo con la realizzazione immediata delle reti oncologiche regionali, finora rimaste sulla carta nella maggior parte dei casi (solo il 5% dei progetti iniziali è stato portato a termine). Anche in Sardegna questo network non è ancora attivo. “Chiediamo che, all’interno della discussione sulle reti oncologiche, ci sia anche un ripensamento delle strutture – ha affermato il coordinatore regionale AIOM Daniele Farci -. Da un’indagine condotta insieme al Ministero della Salute e alla FAVO è emerso che nel nostro Paese circa il 50% delle strutture che si occupano di diverse patologie oncologiche è al di sotto dei volumi minimi di attività che rappresentano indicatori indiretti di qualità. Inoltre in Italia i farmaci oncologici rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, ma incidono solo sul 4% dell’intera nosocomiale. È quindi necessario agire innanzitutto sulle zone grigie dell’inappropriatezza, costituite ad esempio da esami diagnostici di scarsa utilità e da terapie di non comprovata efficacia”. Degli strumenti per garantire la sostenibilità del sistema si è parlato venerdì scorso a Cagliari al convegno “Spending review in Oncologia: razionalizzazione delle spese e qualità dell’assistenza”. “Siamo consapevoli – ha concluso il Presidente eletto AIOM Carmine Pinto – della grave crisi economica che attraversa il Paese e che, anche nel settore oncologico, si debba procedere all’eliminazione di spese irrazionali e inappropriate, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e più efficace l’utilizzo delle risorse. Ma non condividiamo la filosofia dei tagli indiscriminati ai servizi. I ‘tagli lineari uniformi’, effettuati da parte delle Regioni senza alcuna distinzione tra ambiti patologici di ‘differenti gravità’ e senza valutazione delle conseguenze economiche, hanno finito per ricadere sui malati di cancro e sulle loro famiglie, incrementando le già notevoli disparità nei trattamenti”.
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