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14 Novembre 2013

STUDIO DI FASE II E DEI BIOMARCATORI DI RAMUCIRUMAB COME TERAPIA DI PRIMA LINEA IN PAZIENTI CON TUMORE EPATICO IN STADIO AVANZATO

La monoterapia con l’anticorpo monoclonale verso il recettore 2 di VEGF ha attività antitumorale associata a un accettabile profilo di sicurezza

Per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’anticorpo monoclonale umano contro il recettore 2 del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR-2), ramucirumab, come terapia di prima linea nei pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato ed esaminarne i potenziali marcatori biologici circolanti, ricercatori del Massachusetts General Hospital Cancer Center, Harvard Medical School di Boston, hanno condotto uno studio su pazienti adulti con carcinoma epatico avanzato, che non avevano ricevuto alcun precedente trattamento sistemico, sottoposti a monoterapia con ramucirumab (8 mg/kg ogni due settimane) fino a progressione della malattia o tossicità limitante. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) ed endpoint secondari includevano il tasso di risposta obiettiva (ORR) e la sopravvivenza globale (OS). I marcatori biologici circolanti sono stati valutati prima e dopo il trattamento con ramucirumab in un sottogruppo di pazienti. Lo studio pubblicato sulla rivista Clinical Cancer Research (leggi abstract) ha incluso 42 pazienti trattati con ramucirumab. La PFS mediana è risultata pari a 4.0 mesi (IC 95%: 2.6 – 5.7), ORR era 9.5% (IC 95%: 2.7 – 22.6), con 4 pazienti (dei 42) che hanno mostrato risposta parziale, e OS mediana di 12.0 mesi (IC 95%: 6.1 – 19.7). Nei pazienti con malattia in stadio C BCLC (Barcelona Clinic Liver Cancer), la OS mediana è risultata pari a 4.4 mesi (IC 95%: 0.5 – 9.0) nei cirrotici in classe Child-Pugh B, rispetto a 18.0 mesi (IC 95%: 6.1 – 23.5) nei cirrotici in classe Child-Pugh A. Le tossicità di grado ≥ 3, correlate al trattamento, includevano ipertensione (14%), emorragia gastrointestinale e reazioni legate all’infusione (entrambe 7%) e fatigue (5%); è stato registrato solo un decesso legato al trattamento, per emorragia gastrointestinale. Dopo la terapia con ramucirumab, è stato registrato un aumento dei livelli di VEGF e di fattore di crescita placentare (PlGF) nel siero e una riduzione transitoria di VEGFR-2 solubile. In conclusione, la monoterapia con ramucirumab sembra avere attività antitumorale nei pazienti con carcinoma epatico avanzato associata a un accettabile profilo di sicurezza. Studi esplorativi sui marcatori biologici hanno indicato variazioni dei livelli di VEGF, PlGF e sVEGFR-2, consistenti con quanto osservato con altri agenti anti-VEGF.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 11 – Novembre 2013
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