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15 Ottobre 2013

STUDIO RANDOMIZZATO APERTO SULLA PREFERENZA DELLA SOMMINISTRAZIONE PER VIA SOTTOCUTANEA VS ENDOVENOSA DI TRASTUZUMAB IN PAZIENTI CON TUMORE MAMMARIO INIZIALE HER2-POSITIVO

La somministrazione di trastuzumab per via sottocutanea (s.c.) ha mostrato efficacia non-inferiore e un simile profilo farmacocinetico e di sicurezza rispetto alla via endovenosa (e.v.) nelle pazienti con tumore mammario iniziale HER2-positivo. Ricercatori europei (tra cui in Italia il gruppo del prof. Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione di Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano) e colleghi russi e canadesi hanno valutato la preferenza delle pazienti per la somministrazione s.c. vs e.v. nello studio internazionale, randomizzato, PrefHer. Le pazienti eleggibili erano donne di età ≥ 18 anni con adenocarcinoma invasivo primario della mammella HER2-positivo, confermato istologicamente, senza evidenza di malattia residua, recidiva locale o metastatica al completamento della chirurgia e della chemioterapia (neoadiuvante o adiuvante), con performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) 0 o 1 e frazione di eiezione ventricolare sinistra basale ≥ 55%, precedente alla prima dose di trastuzumab; la radioterapia o la terapia ormonale non erano escluse. Le pazienti sono state randomizzate (in modo casuale, a blocchi scambiati di 4) a 4 cicli di trastuzumab adiuvante s.c., al dosaggio fisso di 600 mg, con dispositivo a iniezione monouso o siringa a scatto, seguiti da 4 cicli di trastuzumab standard e.v. oppure alla sequenza inversa. La randomizzazione era stratificata secondo de novo vs non-de novo uso di trastuzumab e.v. Endpoint primario era la percentuale di pazienti che indicavano una preferenza globale per la somministrazione s.c. vs e.v. di trastuzumab, calcolata dopo colloquio con la paziente nella popolazione ‘intention-to-treat’ (ITT) valutabile, cioè nelle pazienti che hanno superato i colloqui e ricevuto almeno una dose di trastuzumab s.c. ed e.v. La raccolta dei dati dello studio PrefHer era ancora in corso al momento della pubblicazione. In totale, 124 pazienti sono state randomizzate alla somministrazione s.c. di trastuzumab, seguita da e.v., e altrettante 124 hanno ricevuto la sequenza inversa. Nella popolazione ITT valutabile sono state incluse rispettivamente 117 e 119 pazienti. La somministrazione di trastuzumab per via s.c. eseguita tramite dispositivo a iniezione monouso è stata preferita da 216 pazienti (91,5%; IC 95%: 87,2 – 94,7; p < 0,0001); solo 16 pazienti hanno preferito la via e.v. (6,8%; IC 95%: 3,9 – 10,8) e 4 non hanno espresso preferenza (1,7%; IC 95%: 0,5 – 4,3). Eventi avversi riportati dal medico sono stati osservati in 141 delle 242 pazienti (58%) durante i due periodi di somministrazione s.c. cumulati e in 105 delle 241 pazienti (44%) nei due periodi di somministrazione e.v. cumulati; rispettivamente 7 (3%) e 5 (2%) erano di grado 3, mentre nessuna paziente ha manifestato eventi di grado 4 o 5. L’evento avverso di grado 3 più comune era l’influenza (2 pazienti; 0,8%). In conclusione, la preferenza delle pazienti e i risultati di sicurezza dello studio PrefHer, combinati ai dati di non-inferiorità già noti riguardo efficacia e profilo farmacocinetico e di sicurezza, suggeriscono che la dose fissa di 600 mg di trastuzumab, somministrata per via sottocutanea ogni 3 settimane, rappresenta un’opzione terapeutica validata e ben tollerata per il tumore mammario HER2-positivo ed è anche il trattamento preferito dalle pazienti.
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