domenica, 3 maggio 2026
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9 Aprile 2002

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. ROBERTO MARCOLONGO

Le cause– Purtroppo esistono dei preconcetti e in generale una strana subcultura nella popolazione, per cui chi soffre di un dolore articolare ha un ‘reumatismo’, che è un male delle ossa e di conseguenza si rivolge all’ortopedico. Se a ciò si aggiunge che quest’ultimo specialista è molto più presente sul territorio rispetto al reumatologo, si capisce che l’‘abbraccio’ diventa quasi naturale. In alternativa va dal fisiatra. Con questo non voglio mettere in discussione le competenze di altri colleghi, ma credo che in prima battuta sia fondamentale una conoscenza reumatologica specifica: l’apporto del chirurgo dovrebbe essere richiesto solo in circostanze particolari e la riabilitazione da sola certamente non basta. Nella mia esperienza ho visto pazienti che prima di presentarsi nell’ambulatorio del reumatologo hanno fatto inutilmente ginnastica per anni, oppure sono stati operati al ginocchio o all’anca quando non ce n’era bisogno, o ancora hanno preso farmaci che non hanno rallentato la loro malattia.

I numeri– Difficile dare dei numeri su quanti pazienti intraprendano questo percorso. Posso però dire che noi vediamo soltanto una minoranza di persone con malattie reumatiche, soprattutto gli artrosici. Se dovessimo sommare gli assistiti di tutti i centri reumatologici italiani, credo che non arriveremmo al milione: resta quindi da chiedersi dove vanno a finire gli altri 4 milioni e mezzo di artrosici. In questo caso la risposta è però abbastanza scontata: molti non si curano, mentre gli altri o si sottopongono a terapie alternative contro il dolore – la laserterapia, la magnetoterapia, i massaggi, i fanghi – che oltre a non risolvere il problema alla radice a volte risultano controproducenti, oppure iniziano quel tour che dicevo prima: fisiatra, ortopedico e in ultima battuta, reumatologo.

Che fare – Prima di tutto c’è la necessità di organizzare un network assistenziale. Io credo che un ruolo decisivo lo giochi il medico di medicina generale, grazie alla conoscenza e al rapporto di fiducia che generalmente instaura con i suoi assistiti. Molti medici di famiglia hanno una buona cultura reumatologica e sono in grado di diagnosticare e di gestire una malattia reumatica. Quando però il problema è più complesso, l’ideale sarebbe che il medico inviasse il paziente allo specialista reumatologo il quale a sua volta dovrebbe essere in stretto contatto con la riabilitazione e/o con la chirurgia ortopedica. Sarebbe dunque auspicabile che le 4 società scientifiche – reumatologia, medicina generale, fisiatria e ortopedia – arrivassero a istituzionalizzare un rapporto di collaborazione, per cui su tutto il territorio nazionale ci possa essere un’équipe composta da varie figure specialistiche che interagiscono tra loro. Credo che questa sia l’unica strada per affrontare e risolvere il problema. Non è infatti pensabile che possano nascere centinaia di centri reumatologici: a fare la differenza nella diagnosi e nella cura adeguata di questi pazienti sarà soprattutto la collaborazione tra gli specialisti e l’architrave di tutto dovrà essere rappresentata dal medico di medicina generale e dal reumatologo.
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