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3 Luglio 2013

EPIDEMIOLOGIA, TRATTAMENTO CLINICO ED ESITO DI 256 CASI DI CARCINOMA EPATICO

Tra il 2000 – 2005 e il 2005 – 2010, si sono ridotti i tumori correlati ad HCV, le eziologie non-virali/non-alcoliche sono aumentate e i programmi di sorveglianza applicati più spesso

Ricercatori piemontesi hanno analizzato epidemiologia, caratteristiche cliniche, modalità di trattamento ed esito esaminando i dati clinici, patologici e terapeutici di 256 pazienti consecutivi che avevano ricevuto diagnosi di carcinoma epatico tra il 30 giugno 2000 e il 1 luglio 2010 all’Ospedale Santa Croce di Cuneo. In particolare, hanno analizzato il database delle metodiche d’immagine dell’ospedale ed esaminato tutte le cartelle cliniche, incluse quelle con codice di diagnosi per il carcinoma epatico (115.0 secondo il sistema di classificazione ICD-9M), sia per i pazienti ospedalizzati che ambulatoriali, e hanno estratto 576 cartelle cliniche rilevanti. Dopo esclusione delle cartelle relative ad ammissioni multiple per lo stesso paziente, hanno identificato 282 casi di carcinoma epatico. Da questa serie sono stati esclusi altri 26 pazienti: uno per diagnosi finale alternativa, 8 per mancanza di dati clinici completi in cartella e 17 perché ricoverati in altri ospedali. Nell’analisi sono stati quindi considerati 256 pazienti. Per evidenziare le possibili variazioni delle caratteristiche del carcinoma epatico in un periodo di 10 anni, gli autori dello studio pubblicato sulla rivista World Journal of Gastroenterology (leggi abstract) hanno suddiviso la popolazione in due gruppi di 5 anni ciascuno, secondo il periodo di diagnosi: dal 30 giugno 2000 al 30 giugno 2005 e dal 1 luglio 2005 al 1 luglio 2010. I pazienti sono stati seguiti con un follow-up di 6 mesi. Dei 256 pazienti con carcinoma epatico, 182 maschi e 74 femmine (età media 70 anni), 133 sono stati inclusi nel primo periodo e 123 nel secondo. L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) era il fattore di rischio più comune per il carcinoma epatico (54.1% nel primo periodo, 50.4% nel secondo; p = 0.63). Nel primo periodo, il 21.8% dei pazienti era alcolista mentre il 15.5% lo era nel secondo (p > 0.05); il tasso di eziologia non-virale/non-alcolica era pari al 3.7% nel primo gruppo e al 20.3% nel secondo (p < 0.001). I pazienti in classe Child A sono aumentati significativamente nel secondo periodo (p < 0.001). Dopo aggiustamento per età, genere ed eziologia, è stato osservato un significativo aumento della sorveglianza per il carcinoma epatico nel secondo periodo (p = 0.01). Le differenze tra i due periodi sono state osservate anche nei parametri tumorali, con un aumento del numero di pazienti con carcinoma epatico unifocale (da 53 a 69; p = 0.01) e un aumento del numero di casi di carcinoma epatico < 3 cm (da 22 a 37; p = 0.01). L’incidenza combinata di stadio BCLC (Barcelona Clinic Liver Cancer) 0 (molto iniziale) e A (iniziale) del carcinoma epatico era 46 (34.6%) nel periodo 2000 – 2005 e aumentava a 62 (50.4%) tra il 2005 e il 2010 (p = 0.01). Dei pazienti, nel primo gruppo il 62.4% è stato sottoposto a trattamento specifico, la percentuale aumentata al 90.2% nel secondo gruppo (p < 0.001). Il periodo di diagnosi (p < 0.01), lo stadio BCLC (p < 0.01) e il trattamento per sé (p < 0.05) sono stati evidenziati quali fattori predittivi di migliore prognosi; la sorveglianza invece non è stata correlata alla sopravvivenza (p = 0.20). In conclusione, questo studio ha indicato che, tra il 2000 – 2005 e il 2005 – 2010, il numero di casi di carcinoma epatico correlati ad HCV è diminuito, le eziologie non-virali/non-alcoliche sono aumentate e i programmi di sorveglianza per il tumore sono stati applicati più frequentemente.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 7 – Luglio 2013
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