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21 Maggio 2013

ABAGOVOMAB NELLA TERAPIA DI MANTENIMENTO IN PAZIENTI CON CARCINOMA EPITELIALE OVARICO: STUDIO MIMOSA DI FASE III

L’anticorpo monoclonale, somministrato mensilmente, sarebbe sicuro e permetterebbe di ottenere una risposta immunitaria misurabile. La terapia di mantenimento nelle pazienti con carcinoma ovarico in prima remissione, tuttavia, non prolunga né la sopravvivenza libera da recidiva (RFS), né quella globale (OS). Per esaminare se la terapia di mantenimento con abagovomab potesse prolungare la RFS e OS nelle pazienti con carcinoma ovarico in prima remissione clinica, ricercatori, anche italiani, afferenti ai gruppi AGO OVAR (AGO Studiengruppe Ovarialkarzinom, Germania), COGI (Cooperative Ovarian Cancer Group for Immunotherapy, USA), GINECO (Group d’Investigateurs Nationaux pour l’Etude des Cancers Ovariens, Francia) e GEICO (Grupo Espanol de Investigacion en Cancer de Ovario, Spagna) hanno randomizzato (2:1) 888 pazienti che presentavano carcinoma ovarico in stadio FIGO (International Federation of Gynecology and Obstetrics) III e IV, in remissione clinica completa dopo chirurgia primaria e chemioterapia contenente platino e taxano in uno studio multicentrico, di fase III, in doppio cieco, controllato verso placebo (MIMOSA). Abagovomab (2 mg) o placebo è stato somministrato in dose unitaria di 1 mL, come sospensione, ogni 2 settimane per 6 settimane (fase di induzione) e in seguito una volta ogni 4 settimane (fase di mantenimento) fino a manifestazione di recidiva o per 21 mesi dopo randomizzazione dell’ultima paziente. Endpoint primario era la RFS; endpoint secondari erano la OS e la risposta immunologica. Le caratteristiche delle pazienti erano: età media 56.3 anni, > 99% aveva performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) ≤ 1, l’81.5% dei casi apparteneva al sottotipo papillare sieroso, l’85.9% era in stadio III e l’80.9% aveva livelli di antigene tumorale 125 (CA125) ≤ 35 U/mL dopo il terzo ciclo di trattamento. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), l’esposizione media al trattamento (± deviazione standard) è risultata di 449.7 ± 333.08 giorni. Hazard ratio (HR) di RFS nel gruppo trattato con abagovomab, con classificazione secondo dimensione del tumore (≤ 1 cm vs > 1 cm), è risultato di 1.099 (IC 95%: 0.919 – 1.315; p = 0,301), mentre HR di OS, secondo dimensione del tumore, era 1.150 (IC 95%: 0.872 – 1.518; p = 0.322). L’evento avverso più frequentemente osservato era una reazione nel sito di iniezione in 445 pazienti (50.2%), seguito da eritema nel sito di iniezione e fatigue rispettivamente in 227 (25.6%) e 212 pazienti (23.9%). Al momento della visita finale dello studio, il livello mediano di anticorpo anti-anti-idiotipo è risultato di 493000.0 ng/mL, valore che indica una risposta molto potente. In conclusione, abagovomab somministrato una volta al mese è risultato sicuro e in grado di indurre una risposta immunitaria misurabile. La somministrazione come terapia di mantenimento nelle pazienti con carcinoma ovarico in prima remissione, tuttavia, non ha prolungato né la sopravvivenza libera da recidiva, né quella globale.
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