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7 Maggio 2013

IMPATTO DELL’USO DI FARMACI ANTITUMORALI ORALI SULL’ATTIVITÀ PRATICA IN ONCOLOGIA: RISULTATI DI UN SONDAGGIO DELL’AIOM

L’organizzazione ottimale del trattamento con antitumorali orali richiede la cooperazione e l’integrazione di molteplici figure professionali. Sono almeno tre le figure coinvolte nella gestione del paziente in ospedale: il medico oncologo, l’infermiere e il farmacista ospedaliero. Negli ultimi anni, il numero di farmaci antitumorali per uso orale utilizzati in pratica clinica è cresciuto rapidamente. L’AIOM, attraverso il lavoro del Working Group di ‘Interazione con le Sezioni Regionali’ (2009 – 2011), ha condotto uno studio per descrivere l’impatto dell’utilizzo di farmaci antitumorali orali sull’attività giornaliera nelle cliniche oncologiche italiane. Ai coordinatori delle sezioni regionali dell’AIOM è stato distribuito un questionario, che prendeva in considerazione un periodo di 6 mesi (dal 1 gennaio al 30 giugno 2010), per valutare: 1. gli aspetti quantitativi dell’uso di farmaci anticancro orali, 2. gli aspetti pratici della gestione dei pazienti trattati con questi farmaci e 3. gli argomenti correlati ai costi di trattamento e alle procedure di rimborso. I risultati pubblicati sulla rivista Tumori (leggi abstract) indicano che dalle istituzioni distribuite su tutto il territorio nazionale sono stati ricevuti 36 questionari. I farmaci antitumorali orali (sia chemioterapici che agenti a bersaglio molecolare) rappresentavano una proporzione significativa dei trattamenti prescritti (17%). Tra i centri che hanno risposto, esistevano procedure diverse di dispensazione dei farmaci orali ai pazienti: potevano essere consegnati dal farmacista (57%) oppure direttamente dal medico oncologo (23%) o dall’infermiere (20%). Il medico oncologo sembra giocare un ruolo primario nella comunicazione con i pazienti (73% da solo e un altro 24% in collaborazione con altre figure professionali) ed è punto di riferimento, nel 97% dei casi, in seguito a manifestazione di effetti collaterali. Nella maggior parte dei casi, il rimborso dei costi relativi al farmaco è separato (procedura ‘File F’) dalla quota base ricevuta dall’ospedale per le visite ambulatoriali o per l’accesso al ‘day hospital’. In conclusione, la garanzia di un’organizzazione ottimale di trattamento con antitumorali orali prevede la cooperazione e l’integrazione di molte figure professionali. Sono almeno tre le figure coinvolte nella gestione del paziente in ospedale: il medico oncologo, l’infermiere e il farmacista ospedaliero. I trattamenti orali anticancro sono associati anche ad aspetti specifici di rimborso e, nella maggioranza dei casi, il costo del farmaco è rimborsato separatamente da quello relativo all’accesso alle cure.
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