lunedì, 4 maggio 2026
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14 Settembre 2001

SCLEROSI MULTIPLA: TERAPIA MIRATA PER RENDERE PIU’ EFFICACE L’INTERFERONE

Un’equipe di Torino ha scoperto perché il 20% dei pazienti colpiti dalla malattia non risponde al trattamento tradizionale. Le nuove speranze per migliorare la terapia.

Questa osservazione ci ha consentito di evidenziare differenze statisticamente importanti e significative nel numero dei malati che sviluppano gli anticorpi capaci di rendere inefficace il farmaco: il 32% in modo continuo (1 su 3) nel primo gruppo, 16% nel secondo, mentre solo il 3% dei pazienti trattati con interferone di tipo 1a, somministrato intramuscolo una sola volta la settimana”.
La ricerca ha messo inoltre in evidenza che i pazienti che non sviluppano anticorpi hanno una riduzione del 60% degli attacchi di malattia rispetto al periodo antecedente il trattamento. Nel gruppo di pazienti che hanno sviluppato anticorpi, invece, la frequenza cala solo al 20%, una riduzione simile a quella che si può osservare nei gruppi trattati con placebo. Quindi l’interferone è un farmaco utile ma, in presenza di anticorpi neutralizzanti, non serve più a nulla o serve a poco.
Nel 1995, con l’arrivo dell’interferone, finalmente si è avuta a disposizione un’arma contro la malattia, mentre prima non c’era nessuna prospettiva di modificare il destino delle persone colpite da sclerosi multipla. “Ora stiamo affinando quest’arma – dice ancora Bertolotto – Il nostro centro intende offrire un servizio di analisi dei sieri a tutti i neurologi del nord Italia che hanno in cura persone colpite dalla sclerosi multipla. Per i pazienti del Sud un centro funziona a Bari, mentre un analogo servizio è attivo a Roma per il centro Italia. L’integrazione di tutti i dati ci consentirà molto presto di dividere i pazienti in sottocategorie tipiche tra le quali individuare velocemente e precocemente quella parte di pazienti in trattamento con interferone che a causa dello sviluppo di anticorpi neutralizzanti non hanno beneficio dal farmaco e devono perciò cambiare regime terapeutico”. Migliorare la resa terapeutica dell’interferone potrebbe consentire anche un risparmio e un miglioramento notevole in termini di spesa farmaceutica: un trattamento per un anno costa infatti al servizio sanitario 20 milioni all’anno per ogni singolo paziente. “Dato che, come dimostrato nel nostro studio, quasi il 20% dei pazienti non risponde all’interferone – conclude Bertolotto – abbiamo calcolato che il Sistema Sanitario Nazionale spende all’incirca 30 miliardi all’anno per una terapia non efficace”.
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