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26 Settembre 2012

QUANDO INIZIARE E INTERROMPERE LA TERAPIA TARGET IN PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE METASTATICO A BASSO RISCHIO

In questa popolazione viene indicata la sorveglianza attiva, tuttavia è necessario uno stretto monitoraggio per contrastare la malattia attiva quando si manifesta

La terapia target ha alterato le modalità di trattamento del carcinoma renale metastatico, tuttavia non è chiaro se i pazienti abbiano bisogno di iniziare la terapia sistemica immediatamente o se il trattamento possa essere posticipato. Anche l’identificazione del momento più appropriato per interrompere la terapia non è certa. Ricercatori del Barts Cancer Institute, Bart and the London NHS Trust, hanno riesaminato le linee guida di trattamento e studi che avevano valutato agenti target nel carcinoma renale metastatico per stabilire l’evidenza di inizio e interruzione della terapia. Le linee guida raccomandano che i pazienti con carcinoma renale metastatico ricevano agenti target, tuttavia non è indicato quando questa terapia debba essere iniziata. Nell’articolo pubblicato sulla rivista Clinical Genitourinary Cancer (leggi abstract) gli autori sottolineano che per stratificare i pazienti possono essere utilizzati i fattori di rischio che si basano sui criteri del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center (MSKCC) o di Heng. I fattori prognostici del MSKCC includono il performance status di Karnofsky (< 80%), elevati livelli di lattato deidrogenasi, bassi livelli di emoglobina, elevate concentrazioni di calcio nel siero e un intervallo dalla diagnosi per iniziare la terapia < 1 anno. Nei pazienti a rischio sfavorevole e intermedio (rispettivamente con ≥ 3 e 1 – 2 fattori di rischio) e/o con elevato carico tumorale, la terapia target dovrebbe iniziare appena possibile. Nei pazienti con malattia a basso rischio, come definita dai criteri del MSKCC, e ridotta sintomatologia, la sorveglianza attiva sembra essere l’approccio più appropriato, anche se richiede un regolare monitoraggio in modo che si possa iniziare il trattamento non appena ci sia evidenza di malattia attiva. La terapia di seconda linea è normalmente iniziata dopo progressione della malattia, tuttavia, per le limitazioni della valutazione radiologica sulla risposta alle terapie target, può essere necessario considerare altri fattori per guidare le decisioni di interrompere o sostituire la terapia. Questi fattori includono scenari come una risposta mista alla terapia. In pazienti selezionati a rischio favorevole, dunque, la sorveglianza attiva appare attuabile, anche se è necessario uno stretto monitoraggio del paziente.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 8 – Settembre 2012
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