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27 Settembre 2012

SOPRAVVIVENZA CONDIZIONALE IN PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE METASTATICO TRATTATI CON TERAPIA TARGET ANTI-VEGF

Misura clinica predittiva utile per aggiustare la prognosi di questi pazienti all’inizio o durante il trattamento, specialmente in quelli a rischio più sfavorevole

L’introduzione delle terapie target negli ultimi 7 anni ha prolungato la sopravvivenza mediana nei pazienti con carcinoma renale metastatico. Questo miglioramento dell’esito clinico ha suggerito la necessità di nuove e più accurate misure prognostiche. I ricercatori dello Stanford Cancer Institute della Stanford University School of Medicine hanno valutato l’uso della sopravvivenza condizionale quale misura che prende in considerazione il tempo trascorso dall’inizio del trattamento ai fini della prognosi dei pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con terapie target anti-VEGF di prima linea. Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract) hanno estratto i dati dei pazienti con carcinoma renale metastatico, trattati con terapia target anti-VEGF di prima linea tra il 7 aprile 2003 e il 12 ottobre 2010, dall’International mRCC Database Consortium, ampio database multi-istituzionale, che includeva dati di centri in Canada, Stati Uniti, Singapore, Danimarca e Corea del Sud. Sono stati considerati gli esiti istologici, performance status e i gruppi di rischio prognostico. Esito primario dello studio era la sopravvivenza condizionale a 2 anni, definita come probabilità di sopravvivere per ulteriori 2 anni da un preciso momento, rispetto all’inizio della terapia target. Analisi secondarie includevano la sopravvivenza condizionale a 1 e 3 anni, con stratificazione dei pazienti secondo i criteri prognostici di rischio di Heng e il punteggio di performance di Karnofsky, e la sopravvivenza condizionale basata sulla durata della terapia. Per calcolare la sopravvivenza condizionale i ricercatori hanno utilizzato il metodo di Kaplan-Meier e un’analisi di ‘landmark’. Nei 1673 pazienti analizzati, il follow-up mediano dei pazienti ancora in vita è stato di 20.1 mesi (IQR: 9.0 – 34.4). Gli autori hanno osservato un aumento della probabilità di sopravvivenza condizionale a 2 anni dal 44% (IC 95%: 41 – 47) a 0 mesi al 51% (IC 95%: 46 – 55) a 18 mesi dopo l’inizio della terapia target. Dopo stratificazione secondo i criteri di rischio prognostico di Heng, definiti all’inizio della terapia, la sopravvivenza condizionale a 2 anni variava in misura modesta nei gruppi a rischio favorevole e intermedio, mentre nel gruppo a rischio sfavorevole la sopravvivenza condizionale a 2 anni è migliorata dall’11% (IC 95%: 8 – 15) a 0 mesi al 33% (IC 95%: 18 – 48) dopo 18 mesi. Quando condizionata dalla durata della terapia target da 0 a 18 mesi, la sopravvivenza condizionale a 2 anni è migliorata dal 44% (IC 95%: 41 – 47) al 68% (IC 95%: 60 – 75) nella popolazione globale e dal 74% (IC 95%: 68 – 79) al 90% (IC 95%: 77 – 96) nel gruppo a prognosi favorevole, dal 49% (IC 95%: 45 – 53) al 57% (IC 95%: 45 – 67) nel gruppo a rischio intermedio e dall’11% (IC 95%: 8 – 15) al 73% (IC 95%: 43 – 89) nel gruppo a rischio sfavorevole. In conclusione, la sopravvivenza condizionale è una misura di predizione clinicamente utile che permette l’aggiustamento della prognosi nei pazienti con carcinoma renale metastatico sulla base della sopravvivenza dall’inizio del trattamento o della durata della terapia. La sopravvivenza condizionale potrebbe risultare particolarmente importante per rivedere la prognosi dei pazienti a rischio sfavorevole.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 8 – Settembre 2012
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