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12 Settembre 2012

DIABETE, INDICE DI MASSA CORPOREA ED ESITI DEL CARCINOMA EPATICO IN PAZIENTI SOTTOPOSTI A TRAPIANTO DI FEGATO

Esisterebbe una relazione tra elevazione di IMC, invasione tumorale vascolare, numero delle recidive e peggioramento della sopravvivenza globale

Per molti tipi di cancro, alcune caratteristiche della sindrome metabolica, come diabete e obesità, sono state associate sia ad aumentato rischio di sviluppare cancro che a esiti sfavorevoli. I ricercatori della Columbia University hanno esaminato retrospettivamente un’ampia coorte di 342 pazienti consecutivi sottoposti a trapianto di fegato per carcinoma epatico tra gennaio 1999 e luglio 2010 presso il loro centro e valutato la relazione tra diabete, obesità, recidiva del carcinoma epatico e sopravvivenza globale. Nello studio pubblicato sulla rivista Transplantation (leggi abstract), un indice di massa corporea (IMC) superiore a 30 è risultato fattore predittivo indipendente di bassa sopravvivenza globale in un modello di analisi multivariata di Cox, raddoppiando circa il rischio di morte dopo il trapianto. Un IMC superiore a 30 è risultato anche predittivo di recidiva del carcinoma epatico, sebbene fosse di significato statistico ‘borderline’ (hazard ratio per la recidiva 1.9, intervallo di confidenza 95%: 0.9 – 4.1). Gli autori hanno inoltre osservato che un aumento di IMC è fattore predittivo indipendente di invasione microvascolare tra i carcinomi epatici, offrendo così una possibile spiegazione dei risultati. I pazienti con diabete hanno mostrato un peggioramento della sopravvivenza globale rispetto ai non diabetici in analisi univariata, ma non multivariata, possibilmente correlato a tempi di attesa più lunghi. In conclusione, lo studio suggerisce una relazione tra elevato IMC, invasione tumorale vascolare, incremento delle recidive e peggioramento della sopravvivenza globale. Questi risultati possono aiutare a spiegare perché i pazienti con elevato IMC mostrino esiti peggiori e una migliore comprensione del ruolo di obesità e diabete in questi pazienti dovrebbe dunque aiutare a sviluppare fattori predittivi migliori per la prognosi e incrementare le opzioni di trattamento per questi pazienti.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 8 – Settembre 2012
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