lunedì, 4 maggio 2026
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2 Giugno 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. VINCENZO BONAVITA

Le principali malattie epatiche da prendere in considerazione sono le epatiti, le cirrosi, e la colestasi cioè la stasi biliare. Basti l’esempio, nella cirrosi epatica, degli antidepressivi per i quali sono state compiute osservazioni farmacocinetiche di grande interesse. Per esempio, l’emivita della paroxetina in condizioni normali è di circa 36 ore (con una deviazione standard di ± 20 ore) mentre in presenza di cirrosi può arrivare a 86 ore (± 82 ore). Ciò significa che il tempo di dimezzamento raddoppia, ma soprattutto che è estremamente variabile perché la variazione standard è molto ampia da individuo a individuo. Quindi il problema clinico è l’estrema variabilità di risposta del singolo paziente anche di fronte a uno stesso farmaco, di cui non si varia la dose.


Sul versante delle malattie renali invece si ritrova il problema dell’insufficienza renale – dovuta a qualunque causa – che interferisce in particolare con i farmaci ad eliminazione urinaria. Anche in questo caso è necessario considerare una serie di variabili, quali il grado e la rapidità d’evoluzione dell’insufficienza e, nell’anziano, la scarsa attendibilità degli indici di funzionalità renale. Può infatti accadere che pur in presenza di livelli normali di creatinina e azoto ureico, la funzione renale sia comunque compromessa.

E’ certamente preferibile scegliere farmaci la cui dose non debba essere cambiata in rapporto a modificazioni della funzionalità renale; ad esempio, nel caso di una drastica riduzione della funzionalità renale, se si sta somministrando una benzodiazepina come l’alprazolam non c’è necessità di modificarne la dose, mentre tale riduzione è indispensabile se il farmaco in uso è oxazepam.


La copresenza di ansia e depressione nelle malattie neurologiche non comporta tutte le limitazioni che si impongono nel caso delle malattie internistiche: ad esempio, se si deve trattare la depressione nell’ictus cerebrale si possono avere limitazioni severe più per la coesistente patologia cardiaca o nefrosclerotica che per l’ictus in sé, anche se in generale si può affermare che il sistema nervoso centrale leso è meno tollerante nei confronti di molti farmaci ad effetto centrale come i neurolettici. Ne deriva quasi sempre la necessità di una riduzione delle dosi.
Un altro argomento di estrema importanza nel trattamento di ansia e depressione è quello delle persone che fanno abuso di sostanze alcoliche.
L’alcolismo nasce in personalità predisposte, fragili, ad elevata reattività ansiosa. In questi casi se l’alcol ha già indotto danni anatomici nel sistema nervoso centrale il problema si pone come limitazione posologica proprio perché qualunque lesione del sistema nervoso centrale obbliga a una rivalutazione della posologia del farmaco da utilizzare; se invece l’alcol non ha ancora determinato lesioni il paziente va trattato come di consueto, tenendo però presente che l’assunzione contemporanea di alcol e neurofarmaci comporta la somma dei singoli effetti sedativi.
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