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21 Maggio 2012

NUOVE STRATEGIE DI TRATTAMENTO DEL CANCRO RETTALE

La gestione del cancro rettale si è modificata nel corso degli ultimi trent’anni e continua a evolversi. Alcuni di questi cambiamenti scorrono paralleli al progresso osservato per altri tipi di tumore e comprendono l’affinarsi delle tecniche chirurgiche per migliorare la preservazione dell’organo, l’uso selettivo della terapia neoadiuvante (e adiuvante) e l’introduzione di criteri che suggeriscono un ruolo importante della terapia individuale personalizzata. Altre variazioni sono motivate da aspetti specifici, come considerazioni funzionali, caratteristiche anatomiche del retto e tecniche chirurgiche. La complessità è attribuibile in gran parte alle diverse modalità di stadiazione (ciascuna con le proprie limitazioni), alle alternative di trattamento neoadiuvante e a strategie di trattamento multimodale sequenziale in concorrenza anche con la malattia non metastatica. La revisione pubblicata sulla rivista CA – A Cancer Journal for Clinicians (leggi articolo integrale) sottolinea che le osservazioni sulla risposta tumorale fatte nell’era della terapia neoadiuvante stanno mutando alcuni concetti storici di comportamento del tumore e nuovi supporti per classificare e integrare dati complessi possono aiutare a formulare piani di trattamento per i pazienti. La prima parte della revisione, curata da ricercatori americani e brasiliani, presenta i vantaggi e le limitazioni delle modalità di stadiazione del cancro rettale, le procedure chirurgiche, le opzioni di somministrazione della radioterapia e gli agenti chemioterapici utilizzati. Ciò permette una migliore comprensione della seconda parte dell’articolo, che delinea il piano di gestione del paziente. Se da una parte, storicamente, l’unico trattamento del cancro rettale era la resezione radicale quando i pazienti ricevevano diagnosi del tumore già allo stadio III o IV, ora le tecniche si sono affinate e la mortalità dei pazienti ridotta. Oggi, molte sono le variabili coinvolte e tutte devono essere valutate, attraverso molti esami diagnostici e di stadiazione, da un team multi-disciplinare per identificare la strategia di trattamento migliore. La validità della discussione tra i diversi specialisti produce esiti migliori: lo stadio da solo potrebbe non essere il migliore e unico indicatore degli esiti della malattia. Le alternative di trattamento sono molte (chemioterapia e radioterapia) e la scelta più appropriata dipende anche da fattori tipici del paziente e della malattia (biologia del tumore e risposta alla terapia neoadiuvante) che non sono descritti nelle attuali linee guida (criteri di stadiazione AJCC/UICC). Il processo dinamico potrebbe dunque comprendere la riduzione della stadiazione (‘downstaging’). Sembrerebbe, infatti, che un prolungamento dell’intervallo tra chemioterapia neoadiuvante e chirurgia possa migliorare il tasso di risposta patologica completa e la preservazione dello sfintere anale ed è chiaro che lo stadio patologico dopo chemioterapia neoadiuvante offre indicazioni della prognosi dei pazienti più accurate della stadiazione clinica iniziale. Gli sforzi futuri devono comprendere infine l’utilizzo delle tecniche di biologia molecolare per identificare i marcatori tumorali che meglio predicono la risposta alla chemioterapia neoadiuvante e l’identificazione di piani di trattamento individualizzati e poco invasivi per preservare la funzione rettale nei pazienti con questo tumore.
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