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21 Maggio 2012

SORAFENIB IN COMBINAZIONE A CAPECITABINA NEL TRATTAMENTO ORALE DEL CANCRO MAMMARIO HER2-NEGATIVO IN STADIO AVANZATO

L’aggiunta di sorafenib a capecitabina prolunga la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle pazienti con cancro avanzato della mammella HER2 (human epidermal growth factor receptor 2)-negativo, anche se la dose utilizzata del primo farmaco è risultata tossica per molte pazienti. Sorafenib è un inibitore multichinasico con attività anti-angiogenica e anti-proliferativa. Lo studio randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, di fase IIB, coordinato da ricercatori del Massachusetts General Hospital Cancer Center di Boston e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale), ha valutato l’efficacia sulla PFS dell’associazione di sorafenib a capecitabina in pazienti con tumore mammario HER2-negativo localmente avanzato o metastatico. Le 229 pazienti arruolate sono state randomizzate a capecitabina (1000 mg/m2 2 volte al giorno) somministrata in prima o seconda linea ai giorni 1 – 14 di ogni ciclo di 21 giorni, in associazione o meno a sorafenib (400 mg 2 volte al giorno), entrambe per via orale. Endpoint primario era la PFS. L’aggiunta di sorafenib a capecitabina ha evocato un significativo miglioramento della PFS, rispetto al placebo (mediana 6.4 vs 4.1 mesi; hazard ratio [HR] 0.58, IC 95%: 0.41 – 0.81; p = 0.001) in tutti i sottogruppi di pazienti, sia nel trattamento di prima linea (HR 0.50, IC 95%: 0.30 – 0.82) che di seconda linea (HR 0.65, IC 95%: 0.41 – 1.04). Non è stato osservato invece un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (mediana 22.2 vs 20.9 mesi; HR 0.86, IC 95%: 0.61 – 1.23; p = 0.42) e della risposta globale (38 vs 31%; p = 0.25). Le tossicità di ogni grado includevano rash cutaneo (22% con sorafenib vs 8% con placebo), diarrea (58 vs 30%), infiammazione delle mucose (33 vs 21%), neutropenia (13 vs 4%), ipertensione (18 vs 12%) e reazione cutanea/sindrome mano-piede (HFSR/HFS; 90 vs 66%), mentre le tossicità di grado 3 – 4 erano comparabili tra i due bracci ad eccezione di HFSR/HFS (44 vs 14%). Le motivazioni dell’interruzione del trattamento nei bracci randomizzati a sorafenib e placebo includevano la progressione della malattia (rispettivamente 63 vs 82%), eventi avversi (20 vs 9%) e il decesso (0 vs 1%). In conclusione, la somministrazione di sorafenib in associazione a capecitabina ha migliorato la PFS nelle pazienti con cancro mammario HER2-negativo in stadio avanzato. Tuttavia, la dose di sorafenib utilizzata nello studio è risultata di tossicità elevata in molte pazienti, quindi uno studio di fase III di conferma è stato iniziato con una dose ridotta di farmaco.
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