lunedì, 4 maggio 2026
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8 Maggio 2001

LE CARDIOPATIE ISCHEMICHE

La causa più comune di malattia coronarica è l’aterosclerosi. Altre malattie delle coronarie sono le occlusioni dovute a varie cause, ad esempio a un trombo, le anomalie congenite, lo spasmo dell’arteria coronarica ed altre. La formazione delle placche aterosclerotiche nella parete dei vasi produce un progressivo restringimento del loro diametro. Il che a sua volta comporta la diminuzione dell’afflusso di sangue e quindi di ossigeno al tessuto muscolare del cuore (miocardio), sino ad arrivare alla completa occlusione del vaso, accompagnata dalla necrosi (morte) del tessuto muscolare. La gradualità che caratterizza il processo di occlusione delle arterie coronariche determina una certa variabilità anche nella sintomatologia delle affezioni che ne conseguono.
L’angina pectoris è un dolore sordo di petto, descritto come una sensazione di pressione, peso, costrizione; spesso associato a sudore, capogiri, si può diramare alle spalle, alle braccia oppure solo a un braccio – spesso quello sinistro – al collo e alla mandibola. E’ frequente che l’angina compaia in condizioni di stress emotivo oppure fisico perché in queste condizioni il muscolo cardiaco richiede più ossigeno, che non arriva in quantità sufficiente. In questi casi si ha angina se il lume di una delle tre arterie coronariche principali è occluso per circa il 75%. In alcuni casi – probabilmente a causa di una ‘soglia del dolore’ più elevata dovuta a maggiore produzione di endorfine – l’occlusione non si manifesta con l’angina e il tipico dolore al petto.
Questa situazione è detta ischemia silente, è più frequente tra le persone che già hanno sofferto di angina ed è potenzialmente molto pericolosa. Infatti il dolore ischemico cardiaco è un campanello d’allarme: la sua comparsa segnala al paziente la necessità di interrompere l’attività in corso, riducendo così il lavoro del cuore che quindi risente meno del ridotto apporto di sangue. Se invece il dolore non si manifesta, come accade con l’ischemia silente, il paziente continua tranquillamente nella sua attività, senza accorgersi che il suo cuore è entrato in una pericolosa situazione di sofferenza, avvicinandosi pericolosamente alla soglia dell’infarto.
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