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5 Marzo 2012

INQUINAMENTO E RISCHIO INFARTO A BREVE TERMINE

L’associazione fra inquinamento atmosferico e rischio di subire un infarto a breve termine dall’esposizione alle sostanze tossiche monitorate dalle centraline urbane di rilevamento della qualità dell’aria, rimane controversa. A partire dagli anni ’90 numerosi studi hanno dimostrato l’esistenza di correlazioni fra i livelli di smog, i ricoveri ospedalieri e la mortalità complessiva, comprese quella respiratoria e cardiovascolare. In altre ricerche tale associazione non è stata individuata o lo è stata in riferimento solo ad alcuni specifici agenti inquinanti. L’équipe diretta da Hazrije Mustafic del Cardiovascular Research Center dell’Università Descartes di Parigi ha cercato di esaminare quantitativamente in 34 studi comprendenti più di 300.000 casi di infarto, l’associazione tra attacco ischemico cardiaco e una breve esposizione a ozono, monossido di carbonio, biossido di azoto e di zolfo, Pm10 e Pm 2.5. Per tutti gli agenti considerati, ad eccezione dell’ozono, un aumento della concentrazione di 10 microgrammi (quantitativo quasi sempre impercettibile all’olfatto umano) per metro cubo d’aria – lo standard tipico di questa tipologia di valutazione -, è risultato associato a un leggero innalzamento – variabile dall’1 al 3% – del rischio di infarto nella settimana successiva all’esposizione. “Anche se i rischi relativi sono bassi rispetto ai tradizionali fattori di rischio, quali abitudine al fumo o ipertensione o diabete – ha affermato Mustafic – nei paesi industrializzati la maggioranza della popolazione che vive nei centri urbani o nelle grandi periferie è esposta all’inquinamento atmosferico, e quindi i singoli effetti di per sé di trascurabile entità possono sommarsi, originando così potenziali conseguenze sul sistema cardiovascolare”.

Reuters Health – Journal of American Medical Association
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