lunedì, 4 maggio 2026
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2 Maggio 2001

IL RUOLO DELLO PSICOLOGO

In quest’ottica ogni momento di attività degli operatori sanitari si configura come uno spazio di incontro e di rapporto, a partire dalla prima accoglienza e dalla comunicazione della diagnosi. Il principale referente per il paziente è naturalmente il medico, che svolge un compito difficile, venendo ad assumere un ruolo complesso: la responsabilità terapeutica implica infatti, oltre al vivere personalmente successi e insuccessi, l’essere gravati di ansie e aspettative. Senza sottovalutare l’importanza di un intervento psicologico individuale su casi specifici, riteniamo che l’intervento del ‘tecnico della mente’ vada innanzitutto orientata alla realizzazione di strategie operative adeguate a favorire e a sostenere la qualità della relazione terapeutica offerta dall’équipe curante, in particolare per quanto riguarda la capacità di accoglienza, di condivisione, di accompagnamento e di sostegno (…).
La nostra modalità di lavoro si è diversificata nel tempo in rapporto all’evoluzione dell’équipe curante, alla formazione e alla stabilità di neuropsichiatri infantili e/o psicologi, al miglioramento delle prospettive di sopravvivenza e di guarigione dei pazienti: dopo una prima fase (1972-1981) caratterizzata essenzialmente da interventi individuali su richiesta, si è organizzato un lavoro di gruppo con i pazienti, con i familiari e con l’équipe curante, che ha permesso di formulare un modello di comunicazione della diagnosi ai bambini e ai genitori e di attuare una maggiore integrazione nel rapporto di cura tra le diverse figure professionali (1982-1986).
Nell’assetto attuale la nostra attività è inserita all’interno dell’organizzazione di lavoro del Centro e si articola in:

1. partecipazione alla fase di accoglienza, di conoscenza del paziente e dei suoi familiari
2. partecipazione alla comunicazione della diagnosi ai genitori e al bambino, effettuata dal pediatra oncologo
3. riunioni settimanali di gruppo nel reparto di degenza, con i pazienti e con i loro familiari, aperte, eterocentrate, a partecipazione libera, condotte insieme al pediatra oncologo
4. interventi individuali a richiesta
5. partecipazione quotidiana alla riunione del reparto degenza del Centro, con il duplice obiettivo di mantenere un buon livello di comunicazione e di omogeneità di approccio tra gli operatori, nonché di garantire la presa in carico degli aspetti emotivi, oltre che fisici, del paziente e della famiglia.
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