Negli ultimi dieci anni l’affluenza alle gare sulla lunga distanza negli Usa è quasi raddoppiata arrivando a coinvolgere nel 2010 circa due milioni di persone. Nell’ultimo quinquennio negli Stati Uniti il rischio di arresto cardiaco nei corridori uomini che partecipano alla maratona (42 km) o alla mezza maratona (21 km) è triplicato; per i partecipanti maschi tale rischio risulta cinque volte superiore rispetto alle donne. Sono le principali evidenze della ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine e diretta da Jonathan H. Kim e Aaron Baggish, coordinatori del Race associated cardiac arrest event registry (Racer) Study Group presso il Massachusetts General Hospital di Boston, Usa. I risultati sono basati sull’analisi dei resoconti medici relativi a tutte le maratone e mezze maratone svolte negli Usa da gennaio 2000 fino al maggio 2010, fino a comprendere informazioni su 10,9 milioni di iscritti. Si sono registrati complessivamente 59 casi di arresti cardiaci, uno ogni 184.000 corridori (tasso d’incidenza: 0,54/100.000), 42 dei quali fatali (1 su 259.000 corridori). Il tasso d’incidenza degli arresti cardiaci è apparso significativamente maggiore durante le maratone rispetto alle mezze maratone (1,01 contro 0,27/100.000 corridori). “Percentuali complessivamente basse – ha spiegato Baggish -. Correre è uno dei modi migliori per rimanere in buona salute e ridurre il rischio di malattie, ma ovviamente non garantisce una protezione al 100%. Oggi tendono a cimentarsi in questo tipo di gare anche persone che in precedenza erano sedentarie, quindi aumenta la prevalenza dei fattori di rischio cardiovascolare. Chi riscontra maggiori difficoltà – ha concluso Baggish – sono i corridori con disturbi congeniti o che hanno comunque sviluppato questo tipo di problematiche nel corso degli anni”.
Da: Agi
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