lunedì, 4 maggio 2026
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10 Gennaio 2012

IPERCOLESTEROLEMIA FAMILIARE: TERAPIA TRIPLICE ABBASSA LE ‘LDL’ DEL 66%

Trattare i pazienti colpiti da ipercolesterolemia familiare con una cura aggressiva costituita da un’associazione di tre farmaci ipolipemizzanti, impiegando ciascun medicinale alle dosi massime consentite, riesce ad abbassare il colesterolo e a migliorare il profilo lipidico in una patologia per la quale “la monoterapia standard, utilizzando una forte statina, risulta spesso inadeguata”. Ad affermarlo è Masa-aki Kawashiri della Kanazawa University Graduate School of Medicine, autore principale di un articolo pubblicato da un’équipe di ricercatori giapponesi sull’American Journal of Cardiology. In letteratura sono scarse le informazioni sui risultati della terapia di combinazione, e in particolare sugli effetti collaterali. “Nel nostro studio – spiega Kawashiri – con la strategia terapeutica di combinazione siamo riusciti a ridurre del 66,4% i livelli sierici delle lipoproteine a bassa densità (LDL)”. La ricerca è stata focalizzata su 17 pazienti con mutazioni singole del gene del recettore per le LDL. Le tre diverse molecole sono state introdotte in modo sequenziale. Il trattamento era costituito da 20 mg di rosuvastatina, 10 mg di ezetimibe e 3,62 g di colestimide al giorno, le dosi massime consentite in Giappone, ed è durato almeno 16 settimane. Quasi la metà (44%) dei pazienti ha raggiunto livelli di colesterolo LDL al di sotto di 100 mg/dL, obiettivo fissato dall’Atherosclerosis Society giapponese per prevenire le malattie cardiovascolari in pazienti ad alto rischio. I livelli plasmatici sia del coenzima Q10 che della ‘proproteina convertasi subtilisin/kexin di tipo 9’ (PCSK9, anche nota come NARC-1), non sono variati in corso di trattamento. PCSK9 può essere coinvolta nella degenerazione delle LDL, spiegano gli autori, e i cambiamenti plasmatici del coenzima Q10 sono indicativi di alterazioni dei processi lipidici. Solo un paziente ha sviluppato mialgia, ma non vi sono stati altri effetti indesiderati gravi o risultati di laboratorio anormali. “Una terapia anti-colesterolo aggressiva – conclude il dottor Kawashiri – potrebbe pertanto portare a una riduzione dell’incidenza delle malattie cardiovascolari anche nei casi di ipercolesterolemia familiare.”

Reuters Health – American Journal of Cardiology
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