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10 Gennaio 2012

SCOMPENSO: RISINCRONIZZAZIONE E DEFIBRILLATORE AUMENTANO LA SOPRAVVIVENZA

La terapia di risincronizzazione cardiaca con dispositivi elettromedicali riduce i tassi di mortalità e di ri-ospedalizzazione tra i pazienti con insufficienza cardiaca. E’ la conclusione di un’indagine promossa dalla Heart Failure Association e dalla European Heart Rhythm Association, organizzazione della European Society of Cardiology (ESC). Nel corso dell’analisi sono state raccolte informazioni su più di 2.000 pazienti in 141 centri di 13 Paesi europei. Obiettivo principale, valutare l’effetto della risincronizzazione cardiaca sulla gravità dei sintomi, sulla ri-ospedalizzazione per patologie cardiovascolari e sulla sopravvivenza. L’analisi dei dati ha evidenziato che in media a un anno di follow-up dall’intervento, l’81% dei pazienti fa registrare un miglioramento nella auto-valutazione dei sintomi (il 16% nessuna variazione, il 4% un peggioramento). L’indagine ha anche rilevato che, sempre in un anno, quasi il 25% dei pazienti era deceduto o aveva subito un nuovo ricovero. Tale associazione risultava direttamente collegata alla gravità dello scompenso cardiaco, alla pre-esistenza di fibrillazione atriale (o di altre malattie cardiache) e alla tipologia di dispositivo di risincronizzazione cardiaca impiantato. In particolare, tra i pazienti portatori di un unico dispositivo di stimolazione vi erano tassi di mortalità più elevati rispetto a quelli il cui dispositivo era accoppiato a un defibrillatore. “La maggior parte dei pazienti con indicazione per la risincronizzazione cardiaca – ha affermato il direttore della ricerca, Nigussie Bogale dello Stavanger University Hospital in Norvegia – è candidabile anche all’impianto di un defibrillatore. Alla luce dei risultati del nostro studio, sempre che i malati non presentino controindicazioni per co-morbidità, siamo dunque convinti che tali pazienti vadano considerati anche per un impianto di defibrillazione”.

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