sabato, 2 maggio 2026
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19 Dicembre 2011

EVEROLIMUS NELLE DONNE IN POST-MENOPAUSA CON TUMORE MAMMARIO AVANZATO POSITIVO AI RECETTORI ORMONALI

La combinazione di everolimus, un inibitore di mTOR (mammalian target of rapamycin), con un inibitore delle aromatasi sembra migliorare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle pazienti con cancro al seno, positivo ai recettori ormonali, in stadio avanzato già trattato con inibitori non steroidei delle aromatasi. La resistenza alla terapia endocrina nel cancro al seno è associata all’attivazione del segnale intracellulare di mTOR e vari studi in passato hanno indicato un’attività antitumorale di everolimus, quando aggiunto alla terapia endocrina. Nello studio randomizzato di fase 3 (BOLERO-2), presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium e contemporaneamente pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi articolo integrale), i ricercatori hanno comparato l’associazione di everolimus a exemestane, rispetto a placebo ed exemestane (randomizzazione 2:1), in 724 pazienti con cancro alla mammella positivo ai recettori ormonali in stadio avanzato che avevano presentato recidiva o progressione durante la terapia con un inibitore non steroideo delle aromatasi in modalità adiuvante o per trattare la malattia avanzata (o entrambi). Endpoint primario era la PFS, endpoint secondari includevano la sopravvivenza, i tassi di risposta e la sicurezza. Un’analisi ad interim, pianificata dopo osservazione di 359 eventi di PFS, è stata eseguita da un ‘data and safety monitoring committee’ indipendente. I risultati indicano che le caratteristiche basali erano ben bilanciate tra i due gruppi; l’età mediana era 62 anni, il 56% delle donne aveva coinvolgimento viscerale e l’84% malattia ormono-sensibile. La precedente terapia comprendeva: letrozole o anastrozole (100%), tamoxifene (48%), fulvestrant (16%) e chemioterapia (68%). Gli eventi avversi di grado 3 o 4 più frequenti erano stomatite (8% nel gruppo everolimus-exemestane vs 1% nel gruppo placebo-exemestane), anemia (6% vs < 1%), dispnea (4% vs 1%), iperglicemia (4% vs < 1%), fatigue (4% vs 1%) e polmonite (3% vs 0%). L’analisi ad interim, condotta localmente, ha indicato una PFS di 6.9 mesi nel gruppo di pazienti trattate con l’associazione everolimus-exemestane e 2.8 mesi nelle donne che hanno ricevuto solo exemestane (hazard ratio per progressione o morte 0.43; intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.35 – 0.54; p < 0.001). La PFS mediana, stimata centralmente, è risultata rispettivamente di 10.6 e 4.1 mesi (hazard ratio per progressione o morte 0.36; IC 95%: 0.27 – 0.47; p < 0.001). In conclusione, everolimus combinato a un inibitore delle aromatasi ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione nelle pazienti con cancro mammario avanzato positivo ai recettori ormonali già trattate precedentemente con inibitori non steroidei delle aromatasi.
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