Non solo fumare aumenta il rischio di un infarto, anche in assenza di altri fattori predisponenti, ma l’attacco cardiaco colpisce generalmente prima, di dieci anni e più, rispetto ai non fumatori. E’ la conclusione cui sono giunti i ricercatori guidati da Michael Howe della University of Michigan Health System, negli Usa, che hanno studiato i dati relativi a circa 3.600 persone ricoverate a causa di un infarto o di un attacco di angina instabile. Il 25% dei pazienti considerati era fumatore abituale e aveva un’età media inferiore rispetto ai non fumatori: 55 anni i maschi, 57 anni le femmine tra i fumatori, 64 anni i maschi e 70 per le donne, tra i non fumatori. Nel gruppo di chi aveva l’abitudine di accendere la sigaretta, inoltre, vi era minore prevalenza di ipercolesterolemia, ipertensione e diabete rispetto ai non fumatori. Ciò, unito alla più giovane età, spiega il cosiddetto “paradosso del fumatore”, vale a dire il fatto che chi fuma ‘avrebbe’ minori probabilità di decesso per attacco ischemico: i tassi di mortalità a 6 mesi dal ricovero, infatti, erano 5% nei maschi non fumatori, contro il 3% nei fumatori di sesso maschile, e 8% e 6% nelle donne non-fumatrici e fumatrici. “I risultati sono un ulteriore conferma – ha affermato Gregg Fonarow, cardiologo della David Geffen School of Medicine (University of California, Los Angeles), che non faceva parte del gruppo di studio – del fatto che non è mai troppo tardi per smettere di fumare e che i benefici si fanno sentire molto presto. Solo pochi giorni dopo aver smesso di fumare vi è infatti una riduzione delle probabilità di attacco cardiaco e nell’arco di uno o due anni la maggior parte del rischio coronarico è annullato. I messaggi chiave – ha concluso Fonarow – sono che il fumo è un fattore di rischio enorme per eventi coronarici acuti precoci e che questi rischi possono essere ancora maggiori nelle donne rispetto agli uomini”.
American Journal of Cardiology – Reuters Health
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- FUMARE AUMENTA IL RISCHIO DI INFARTO PRECOCE, SPECIE PER LE DONNE