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3 Novembre 2011

SICUREZZA ED EFFICACIA DELLA TACE E DELLA RADIO-EMBOLIZZAZIONE NEL CARCINOMA EPATICO NON OPERABILE

Nessun vantaggio dalla seconda procedura, anche se la sindrome da post-embolizzazione che si manifesta frequentemente con la prima è causa di maggiore ospedalizzazione dei pazienti

I ricercatori del Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland hanno comparato retrospettivamente la sicurezza e l’efficacia della radio-embolizzazione con ittrio-90 (90-Y) e della chemio-embolizzazione (TACE) in pazienti con carcinoma epatico non operabile, ricoverati presso una singola istituzione tra agosto 2007 e aprile 2010, e ne hanno valutato i tassi di sopravvivenza e di complicanze. Queste ultime sono state classificate secondo un sistema standardizzato per le procedure di embolizzazione; la sopravvivenza è stata valutata con il metodo di Kaplan-Meier e l’analisi multivariata è stata applicata per determinare i fattori che influenzano la sopravvivenza. Lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Vascular and Interventional Radiology (leggi abstract originale) ha incluso 73 pazienti con carcinoma epatico sottoposti a radio-embolizzazione (n = 38, 52.1%) o chemio-embolizzazione (n = 35, 47.9%). Le due popolazioni di pazienti erano comparabili per quanto concerne le caratteristiche demografiche, l’eziologia della cirrosi, lo stato funzionale, le caratteristiche del tumore, la classe Child-Pugh, la precedente terapia e il numero di pazienti con livelli di bilirubina > 2.0 mg/dL. Non è stata osservata differenza significativa sulla sopravvivenza tra le due coorti, sia che i pazienti fossero sottoposti a radio-embolizzazione (mediana 8.0 mesi) o a chemio-embolizzazione (mediana 10.3 mesi) (p = 0.33). La sindrome da post-embolizzazione era significativamente più grave nei pazienti sottoposti a chemio-embolizzazione ed ha portato ad un incremento del tasso totale di ospedalizzazione, mentre le percentuali di altre complicanze e di ri-ospedalizzazione erano simili nei due gruppi. Un’età più avanzata, la classe Child-Pugh B, la sieropositività all’epatite, la distribuzione bilobare del tumore, l’invasione vascolare e la presenza di metastasi extraepatiche sono state associate ad una ridotta sopravvivenza del paziente. In conclusione, i pazienti trattati con radio-embolizzazione non hanno alcun vantaggio di sopravvivenza rispetto a quelli sottoposti a chemio-embolizzazione. Tuttavia, questi ultimi presentano un tasso più alto di ospedalizzazione a causa della sindrome da post-embolizzazione.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 11 – Novembre 2011
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