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3 Novembre 2011

CONFERMA ISTOLOGICA, TRATTAMENTO E SOPRAVVIVENZA DEL CARCINOMA EPATICO NEI REGISTRI SEER DAL 1992 AL 2008

Negli anni è aumentato il numero di diagnosi e trattamento in stadio precoce e localizzato, un ulteriore progresso sarà rappresentato dalla sorveglianza dei casi a rischio

Gli approcci per la diagnosi e la gestione del carcinoma epatico stanno mutando. Ricercatori del National Cancer Institute di Rockville hanno esaminato lo stadio del carcinoma epatico, la conferma istologica e la terapia chirurgica di prima linea in 13 registri del SEER (Serveillance, Epidemiology and End Results). Tra i 21390 casi di epatocarcinoma diagnosticati nel periodo 1998 – 2008, 4727 (22%) erano stati sottoposti a chirurgia invasiva di prima linea, distruzione locale del tumore o entrambi. I casi sottoposti a procedura chirurgica o ablazione del fegato erano il 39% di quelli che presentavano stadio localizzato e solo il 4% di quelli con malattia distante o che non avevano ricevuto stadiazione. Mentre il 70% dei casi ha avuto conferma istologica della diagnosi, la percentuale di casi confermati era più alta in quelli sottoposti a chirurgia invasiva (99%), rispetto all’ablazione (81%) o a nessuna terapia (63%). L’incidenza di carcinoma epatico non confermato istologicamente nel periodo 1992 – 2008 è aumentata più rapidamente di quella di carcinoma epatico confermato (8% vs 3% all’anno). Due risultati incoraggianti erano rappresentati dai tassi di incidenza di carcinoma epatico in stadio localizzato, che aumentavano più rapidamente di quelli di carcinoma epatico in stadio combinato regionale e distante (8% vs 4% all’anno), e dai tassi di incidenza di chirurgia di prima linea o di distruzione del tumore, che aumentavano più rapidamente di quelli di incidenza di carcinoma epatico non trattato (11% vs 7%). Tra i due intervalli di tempo 1975 – 1977 e 1998 – 2007, la sopravvivenza causa-specifica di carcinoma epatico a 5 anni è aumentata dal 3% al 18%. Nello studio pubblicato sulla rivista Hepatology (leggi abstract originale), la sopravvivenza risultava dell’84% tra i pazienti che avevano ricevuto trapianto, del 62% nei casi sottoposti ad ablazione in radiofrequenza ad uno stadio precoce, del 46% in quelli sottoposti a resezione e del 34% in quelli che avevano ricevuto terapia di ablazione. I pazienti provenienti dall’Asia o dalle isole del Pacifico mostravano una sopravvivenza a 5 anni significativamente migliore (23%) rispetto a quelli di razza bianca (19%), ispanica (14%) o di colore (12%). In conclusione, la sopravvivenza al carcinoma epatico sta migliorando man mano che nuovi casi sono diagnosticati e trattati ad uno stadio più precoce. Un ulteriore progresso sarà possibile con la sorveglianza clinica continuativa dei casi a rischio di carcinoma epatico, permettendo così un intervento tempestivo e precoce.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 11 – Novembre 2011
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