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25 Luglio 2011

TUMORE AL SENO, LA FERTILITÀ È SALVA CON LA TECNICA “BLOCCA” OVAIE

Le gravidanze dopo le cure non saranno più rare eccezioni ma la “normalità” per chi guarisce. Il tutto grazie a una scoperta interamente italiana: il segreto è mettere a riposo le ovaie durante la chemioterapia così da preservarle dall’attacco dei farmaci. La funzione riproduttiva rimane intatta e si evita la menopausa precoce, che ora si verifica per 4 pazienti su 10. È la straordinaria conclusione di un gruppo di oncologi del nostro Paese, pubblicata su “Jama” (per scaricare l’abstract clicca qui). Lo studio è stato condotto dal 2003 al 2008 ed ha arruolato 281 donne in 16 centri aderenti al Gruppo Italiano Mammella. “Il tumore del seno colpisce sempre più precocemente, 6 volte su 100 prima dei 40 anni, parliamo di ben 2.300 donne l’anno nel nostro Paese – afferma Lucia del Mastro, dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova coordinatrice della ricerca e fra i massimi esperti mondiali del tema -. In questi casi è per noi prioritario salvaguardare la loro possibilità di diventare madri. La menopausa precoce è un’eventualità che le spaventa e nel 29% dei casi influenza addirittura la decisione riguardo ai trattamenti. Questa ricerca è un fondamentale passo avanti per garantire loro una vita come prima dopo la malattia, gravidanza compresa”. “Il nostro obiettivo – spiega Marco Venturini, Presidente eletto AIOM, uno degli autori della ricerca – era capire se una sospensione temporanea della funzionalità ovarica, ottenuta attraverso la somministrazione della triptorelina, permettesse di preservare le ovaie dagli attacchi dei chemioterapici: 30 giorni di terapia con questi farmaci equivalgono in media ad un anno e mezzo di vita fertile in meno. Ebbene, nel gruppo trattato appena l’8,9% è andato incontro a menopausa precoce rispetto al 25,9% di chi aveva ricevuto le cure standard, con una differenza assoluta del 17%. E non solo, all’ultimo controllo (ottobre 2010) 3 donne seguite con il nuovo approccio terapeutico avevano avuto una gravidanza. Ci auguriamo quindi che a oggi questa strategia diventi di routine per tutte le donne giovani che si trovano ad affrontare un tumore del seno”.
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