sabato, 2 maggio 2026
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4 Dicembre 2002

LA RESINCRONIZZAZIONE CARDIACA

La “desincronizzazione”. Nel 30-50% dei pazienti con scompenso, le 4 camere del cuore hanno perso la capacità di lavorare in squadra, ovvero in modo coordinato. Le parti del cuore, in altri termini, sono “fuori tempo” rispetto al fisiologico ritmo di riempimento e svuotamento e questo influenza negativamente la capacità di pompare una adeguata quantità di sangue verso gli organi vitali. E’ allora che il paziente sviluppa sintomi come stanchezza e affanno. Inoltre, inizia un accumulo di fluidi che fa sentire il paziente congestionato e produce gonfiore alle caviglie e alle gambe.

La morte improvvisa. Un problema frequente in pazienti con scompenso è la morte cardiaca improvvisa, che può verificarsi quando il cuore inizia a battere in modo rapido ed anormale (fibrillazione ventricolare) e risulta incapace di pompare anche minime quantità di sangue. Se non trattato, il paziente perde conoscenza e può morire entro pochi minuti.

Il pacemaker biventricolare, la nuova soluzione. Le persone con scompenso avanzato possono oggi ricevere un apparecchio per la resincronizzazione cardiaca, dispositivo simile a un tradizionale pacemaker, con la capacità di trattare sia i disturbi della coordinazione cardiaca che le pericolose anomalie del ritmo, cioè gli aspetti cruciali della malattia. Queste due terapie, oggi disponibili in un singolo dispositivo simile ad un pacemaker, possono aiutare milioni di pazienti a vivere una vita migliore, e più a lungo.

Il dispositivo viene impiantato sotto la cute a livello del petto e, attraverso fili collegati ad entrambe le camere ventricolari (sinistra e destra) del cuore, monitorizza ogni battito cardiaco. Esplica due funzioni contemporaneamente:
· Come un pacemaker fornisce assistenza al cuore attraverso l’erogazione di impulsi elettrici, migliorando la sincronizzazione del battito tra le due parti del cuore e aumentando la forza della sua contrazione.
· Come un defibrillatore è capace di riconoscere i ritmi cardiaci anormali e di somministrare, quando necessario, uno shock salvavita per ripristinare il normale ritmo cardiaco, prevenendo la morte improvvisa.
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