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7 Giugno 2011

SCOMPENSO: RIDURRE LA FREQUENZA CARDIACA AUMENTA SOPRAVVIVENZA E QUALITÀ DI VITA

I risultati di un nuovo sottostudio del più vasto trial mai realizzato sul trattamento dell’insufficienza cardiaca cronica (SHIFT, Systolic Heart Failure Treatment with the If Inhibitor Ivabradine Trial), dimostrano che l’ivabradina, molecola che riduce la frequenza cardiaca, assicura anche un notevole miglioramento della qualità della vita dei pazienti. I nuovi dati sono stati presentati per la prima volta all’Heart Failure Congress 2011 tenutosi recentemente a Göteborg in Svezia. “In generale, i farmaci attualmente prescritti per il trattamento dell’insufficienza cardiaca agiscono migliorando o la sopravvivenza, come i beta bloccanti, o la qualità della vita, come i diuretici – ha spiegato Karl Swedberg dell’Università di Göteborg, tra i coordinatori dello studio SHIFT – Vi è pertanto la necessità di disporre di nuove terapie come l’ivabradina, in grado di migliorare sia la qualità della vita, sia la sopravvivenza”. Il sottostudio SHIFT sulla qualità della vita ha coinvolto 1.944 pazienti con insufficienza cardiaca cronica, provenienti da 24 Paesi, che sono stati randomizzati a ricevere ivabradina o il placebo in aggiunta alla terapia standard. Per valutare la qualità della vita dei pazienti è stato utilizzato il City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ), questionario specifico per l’insufficienza cardiaca, nel quale vengono considerati vari aspetti (limitazioni fisiche, sintomi, socialità, ecc…). Entrambi i punteggi raccolti, sia quello clinico (riguardante per lo più sintomi e limitazioni fisiche) che globale (comprendente anche gli aspetti sociali), sono risultati fino a due volte superiori nel gruppo che ha assunto ivabradina. Nonostante i pazienti fossero già sottoposti a un buon trattamento, è stato possibile osservare tali benefici dopo soli tre mesi di cura con ivabradina. I nuovi risultati si aggiungono a quelli principali dello studio SHIFT, che hanno dimostrato come ivabradina riduca del 26% sia il rischio di ospedalizzazione dovuto a peggioramento dell’insufficienza cardiaca, che di morte per la medesima causa.

Da: Heart Failure Congress 2011, Göteborg
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