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7 Aprile 2011

ANOMALIE DEL SISTEMA PROTEASOMA-UBIQUITINA PER LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE DI CARCINOMA EPATICO

Il modello predittivo che comprende alcuni marcatori di questo sistema e altri convenzionali ha mostrato elevata sensibilità e specificità, soprattutto quando la lesione è piccola

Un test affidabile per la diagnosi del carcinoma epatico potrebbe migliorare anche la gestione della malattia. Recenti studi hanno suggerito un legame tra anomalie del sistema proteasoma-ubiquitina (UPS) ed epatocarcinoma. Ricercatori statunitensi hanno esaminato le potenzialità dell’uso dei marcatori di UPS, utilizzati in associazione a marcatori noti per il carcinoma epatico, per differenziarlo dall’epatopatia cronica. I sieri di 135 pazienti con carcinoma epatico e di 262 con epatopatia cronica sono stati analizzati retrospettivamente per valutare i livelli di alcuni marcatori di UPS (proteasoma, ubiquitina e attività enzimatiche del proteasoma) e di marcatori convenzionali del carcinoma epatico (alfa-fetoproteina [AFP], AFP-L3 e des-gamma-carbossiprotrombina [DCP]). L’analisi multivariata di regressione logistica è stata utilizzata per sviluppare un modello che permetta la diagnosi differenziale del tumore dall’epatopatia cronica. Il modello è stato sviluppato usando un gruppo di 98 pazienti con carcinoma epatico e 104 pazienti con epatopatia cronica, che presentavano fibrosi in stadio avanzato o cirrosi (Metavir F3-4) ed è stato successivamente validato usando un gruppo indipendente di pazienti (37 con carcinoma epatico e 44 con epatopatia cronica F3-4). I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Journal of Gastroenterology and Hepatology (leggi abstract originale) hanno indicato un modello di firma UPS che include 6 marcatori (attività simil-tripsina, simil-caspase, simil-chimotripsina e simil-chimotripsina normalizzata del proteasoma, AFP e DCP) che permettono un’accurata diagnosi differenziale del carcinoma epatico dall’epatopatia cronica (area sotto la curva = 0.938, intervallo di confidenza 95%: 0.884 – 0.991). Quando l’analisi è stata ristretta a pazienti con tumori di dimensioni ≤ 3 cm, il modello UPS ha mostrato una maggiore sensibilità (83.1% vs 51.8%) e specificità (90.2% vs 83.7%) rispetto ai tre marcatori convenzionali, con buon valore predittivo positivo (34.2% vs 15.1%). I risultati sono stati confermati nel gruppo di validazione indipendente. La firma UPS, in combinazione con AFP e DCP, permette quindi una diagnosi differenziale sensibile e specifica del carcinoma epatico nei pazienti con epatopatia cronica. L’importanza di UPS nel carcinoma suggerisce anche che gli approcci terapeutici verso UPS dovrebbero essere maggiormente esplorati.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 4 – Aprile 2011
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