L’ivabradina, molecola che inibisce selettivamente l’attività di pacemaker delle cellule cardiache, riduce significativamente e in modo sicuro la frequenza cardiaca anche in pazienti coronaropatici in terapia con beta bloccanti. I ricercatori dell’équipe guidata da Michal Tendera della Medical University of Silesia, Katowice, in Polonia, nel sottostudio del trial BEAUTIFUL denominato “the BEAUTIFUL Holter“, hanno selezionato 807 pazienti dei quali il 93% era in trattamento con un beta bloccante; 408 sono stati randomizzati ad assumere ivabradina e 399 il placebo. Tutti sono stati sottoposti a monitoraggio elettriocardiografico Holter sulle 24 ore all’inizio dello studio, dopo 1 mese e dopo 6 mesi. Nonostante nel gruppo in terapia con ivabradina siano stati registrati più pazienti con una frequenza cardiaca <40 o <50 battiti per minuto (bpm), rispetto al gruppo placebo (e ciò sia da svegli che durante il sonno), tuttavia tra i due insiemi di pazienti non sono risultate differenze significative né in termini di episodi gravi, né di aumenti dell’incidenza dei disturbi di conduzione e del ritmo. I ricercatori concludono sostenendo fortemente la sicurezza della combinazione dell’ivabradina con beta bloccanti per abbassare la frequenza cardiaca e il rischio cardiovascolare nei pazienti con malattia coronarica.
American Journal of Cardiology
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- IVABRADINA EFFICACE E SICURA ANCHE IN ASSOCIAZIONE CON BETA BLOCCANTI