Uno studio pubblicato sul primo numero del 2011 del Journal of the American Medical Association (JAMA), che ha incluso più di 100.000 pazienti ai quali è stato impiantato un defibrillatore cardiaco (ICD), ha rilevato che in circa il 20% di tali interventi non vengono rispettate le linee guida per il trattamento e che di conseguenza aumentano i rischi di complicazioni. Per questi pazienti impiantati in modo non idoneo vi era un rischio significativamente più elevato di decesso rispetto ai malati per i quali invece erano stati seguiti i criteri raccomandati. Tra gennaio 2006 e giugno 2009, nell’ambito del registro National Cardiovascular Data Registry-ICD, i ricercatori hanno raccolto i dati relativi a 111.707 impianti, dei quali 25.145 sono risultati essere stati effettuati per un’indicazione non compresa nelle linee guida (22,5%) cioè non ‘evidence-based’. Di questi impianti, infatti, 9.257 (il 36,8%) sono stati effettuati in pazienti che avevano subito un infarto da meno di 40 giorni e 15.604 (62%) in pazienti con insufficienza cardiaca di nuova diagnosi. I ricercatori fanno notare che le linee guida non prescrivono l’impianto in pazienti che hanno subito un infarto recente o un intervento di bypass coronarico e in quelli con sintomi gravi di insufficienza cardiaca o con una recente diagnosi di insufficienza cardiaca. Il rischio di morte ospedaliera è risultato significativamente maggiore nei pazienti che hanno ricevuto un dispositivo con modalità non ‘evidence-based’ rispetto a quelli impiantati correttamente (0,57% contro 0,18%). Il rischio di complicanze post-procedurali era significativamente più alto nel primo gruppo (3,23%) rispetto al secondo (2,41%). “Anche se la differenza assoluta di complicanze tra le due coorti è modesta – commentano gli autori guidati da Sana M. Al-Khatib del Duke Clinical Research Institute di Durham, NC, Usa – si possono determinare effetti significativamente differenti sia sulla qualità della vita dei pazienti che in termini di costi sanitari, inclusa la lunghezza della degenza. Mentre un ridotto rischio di complicanze è accettabile quando una procedura evidenzia un miglioramento dei risultati, nessun rischio è proponibile se l’intervento non dimostra di produrre benefici”.
Journal of American Medical Association
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- DEFIBRILLATORI CARDIACI IMPIANTATI SU PAZIENTI NON IDONEI