sabato, 17 ottobre 2026
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11 Gennaio 2011

SCOMPENSO: NANO-MISURAZIONE DELLA TROPONINA DIMOSTRA ALTO VALORE PROGNOSTICO

In Europa circa 30 milioni di persone soffrono di insufficienza cardiaca, patologia che è di gran lunga la più frequente tra le cause di ricovero ospedaliero acuto e la cui incidenza è in costante aumento: sempre più malati vengono diagnosticati in tempo, consentendo di incrementare notevolmente la sopravvivenza all’infarto. In questa popolazione, i tradizionali modelli di previsione per individuare i pazienti a più elevato rischio di esiti negativi hanno tuttora una precisione limitata. Tali modelli prognostici erano finora basati su misurazioni del biomarker pro-B-peptide natriuretico di tipo B (BNP), ma i relativi studi hanno fornito risultati contrastanti. Le misurazioni della troponina, un marker del danno miocardico, sono state precedentemente utilizzate in alcune malattie cardiovascolari, ma i test standard non risultavano sufficientemente sensibili per evidenziare i cambiamenti più rilevanti nei pazienti con insufficienza cardiaca. L’introduzione di test a più elevata sensibilità ha recentemente permesso l’individuazione anche di ridotte variazioni di concentrazione della troponina. Un nuovo studio effettuato presso il San Diego Veteran Affairs Medical Center della California, negli Usa, è servito a valutare, mediante tecniche di nanotecnologia, il valore prognostico del test della troponina ad alta sensibilità, cioè nel range del nanogrammo per litro. La valutazione è stata effettuata per 144 pazienti con insufficienza cardiaca acuta, seguiti dal ricovero fino a 90 giorni post-dimissione. L’analisi ha dimostrato che livelli di concentrazioni più elevate di troponina erano significativamente associati con un aumentato rischio di mortalità e di riammissione ospedaliera; tra i pazienti con livelli crescenti di troponina durante il trattamento si sono registrati tassi di mortalità più elevati rispetto a quelli con livelli stabili o in diminuzione. Tali associazioni sono risultate statisticamente significative per i livelli di concentrazione di troponina, mentre non lo erano per i test del BNP. Le tre conclusioni evidenziate dai ricercatori sono le seguenti. I livelli di troponina sono misurabili in quasi tutti i pazienti con insufficienza cardiaca con l’uso di un test ad alta sensibilità. Anche ridotte elevazioni della concentrazione ematica di troponina durante l’ospedalizzazione per insufficienza cardiaca sono associate con un aumento della mortalità a 90 giorni di follow-up, e delle riammissioni ospedaliere. Aumenti delle concentrazioni di troponina nel corso del ricovero sono associati a più elevata mortalità rispetto ai livelli stabili o in calo. Per Yang Xue dalla Divisione di Cardiologia dell’Università di California a San Diego, “la misura esatta della troponina in combinazione con altri biomarcatori contribuirà a fornire una valutazione più completa e sicuramente più precisa rispetto alla sola valutazione del BNP. Questi nuovi risultati possono contribuire a identificare un sottogruppo di pazienti ad alto rischio precedentemente non identificati che necessitano di un più attento monitoraggio in ospedale e dopo la dimissione”.

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