La combinazione è attiva e sicura, in alcuni casi può indurre risposta completa o ridurre le lesioni perché possano rientrare nei criteri per il trapianto d’organo o la resezione
Negli anni, doxorubicina e gemcitabina sono stati tra i farmaci più usati nel carcinoma epatico, anche se con efficacia relativa. I ricercatori dell’Istituto Oncologico Veneto di Padova hanno condotto uno studio di fase 2 in pazienti con epatocarcinoma in stadio avanzato trattati con la combinazione di gemcitabina (1000 mg/m2 ai giorni 1 e 8) seguita da doxorubicina liposomiale pegilata (30 mg/m2 al giorno 1). Il trattamento è stato ripetuto ogni 4 settimane per un massimo di 8 cicli. Endpoint primario era la percentuale di sopravvivenza globale ed endpoint secondari erano il tempo alla progressione della malattia (TTP), la sopravvivenza globale e la tossicità. Nello studio pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract originale) sono stati arruolati 41 pazienti, ai quali sono stati somministrati in totale 194 cicli di terapia. Con il trattamento, 3 pazienti (7%) hanno ottenuto risposta completa, uno dei quali sottoposto a trapianto di fegato, e 7 pazienti (17%) risposta parziale, uno dei quali sottoposto a resezione chirurgica. Tra i 31 pazienti che presentavano livelli di alfa-fetoproteina iniziali superiori a 400 ng/mL, 20 (64.5%) hanno mostrato un decremento superiore al 20% dopo 2 cicli di trattamento. Il TTP e la sopravvivenza globale mediani erano rispettivamente 5.8 e 22.5 mesi. La tossicità ematologica era l’effetto collaterale più frequente e includeva neutropenia (17%) e anemia (7%).Liver Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2010