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15 Novembre 2010

DONNE 70% MEDICI UNDER 30, POCHE AI VERTICI

Il futuro della professione medica è donna. Già oggi le dottoresse rappresentano il 32% dei medici del Ssn. Ma il numero è in crescita: nelle Facoltà universitarie le studentesse terminano il percorso di studio nei termini previsti (26,5 anni), le matricole sono per il 60% di sesso femminile, e su 10 laureati 8 sono donne. Ma soprattutto, la percentuale di iscritte agli Ordini sotto i 30 anni di età arriva al 70%. Sono alcuni dati di cui si è discusso al convegno ‘Donne medico: il paradigma della professionalità’, a Padova, organizzato dall’Ordine provinciale dei medici e dal Comitato pari opportunità dell’azienda ospedaliera della città. L’aumento delle donne in camice bianco, hanno spiegato i promotori dell’incontro, pone problemi sul piano organizzativo che attendono risposte. Conciliare la famiglia con la professione medica non è infatti facile .”Ogni donna che diventa medico – spiega Antonella Agnello, vicepresidente dell’Ordine di Padova, sul sito della Fnomceo – deve confrontarsi con tutti questi aspetti: da una parte il desiderio di realizzare ciò per cui ha con fatica portato a termine i suoi studi e quindi aspirare a posizioni per lo meno certe e non precarie, avere la ‘sana’ ambizione di migliorarsi e magari ambire a posizioni apicali. Dall’altra realizzarsi come donna, madre e moglie, ed è a questo punto che non diventa semplice”. E lo dimostrano i dati. “Il 30% donne ai vertici di carriera – aggiunge Agnello – sono single o separate (contro il 10% dei maschi), il 30% non ha figli (13% maschi), il 20% ha un solo figlio (16% maschi)”. Secondo la vicepresidente dell’Ordine di Padova, “se non vogliamo che la femminilizzazione della professione medica conduca ad un impoverimento dell’offerta dei servizi sanitari, perché le donne sono costrette a scegliere attività che si conciliano più facilmente con la famiglia, bisogna trovare soluzioni nell’organizzazione sanitaria, come programmi di reinserimento dopo la maternità per non perdere i ruoli precedenti, asili nido aziendali, flessibilità dell’orario di lavoro”. Secondo i dati, oggi le donne si specializzano più in branche mediche e meno in quelle chirurgiche. Per quanto riguarda invece le differenze tra i livelli retributivi, secondo Agnello c’è “ancora poco impegno per colmare queste differenze per le quali le donne medico talora possono arrivare a guadagnare fino al 50% in meno”. Sull’argomento, il gruppo di studio ‘Medicina declinata al femminile’ – interno alla Fnomceo e voluto dal presidente Amedeo Bianco e dal vicepresidente Maurizio Benato – ha promosso un tavolo con i principali sindacati, “perché è solo attraverso i contratti di lavoro che si può arrivare ai cambiamenti auspicati”, ha concluso Agnello.
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