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16 Novembre 2010

LEUCEMIA LINFATICA CRONICA: AGGIUNTA DI RITUXIMAB ALLA CHEMIOTERAPIA

Sulla base dei risultati promettenti finora segnalati in diversi studi di fase due, un’équipe del Dipartimento di Medicina Interna e del Centro Integrato di Oncologia dell’Università di Colonia in Germania, ha valutato se l’aggiunta dell’anticorpo monoclonale rituximab alla chemioterapia di prima linea con fludarabina e ciclofosfamide migliori la prognosi dei pazienti colpiti da leucemia linfatica cronica. Lo studio, pubblicato su Lancet (leggi abstract originale), è stato condotto in 190 centri di 11 Paesi. Pazienti fisicamente in forma, di età compresa tra 30 e 81 anni, naive al trattamento, colpiti da leucemia linfatica cronica CD20-positiva, sono stati assegnati in modo casuale a ricevere sei dosi di fludarabina per via endovenosa (25 mg/m2 per giorno) e ciclofosfamide (250 mg/m2 al giorno) per i primi 3 giorni di ogni ciclo di trattamento di 28 giorni, con aggiunta o meno dell’anticorpo rituximab (375 mg/m2 al giorno 0 del primo ciclo e 500 mg/m2 il giorno 1 dei cicli dal secondo al sesto). Sia investigatori che pazienti non erano all’oscuro dell’assegnazione al trattamento generata tramite computer. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS). L’analisi era di tipo intention to treat. Nel gruppo in chemioimmunoterapia, 408 pazienti sono stati assegnati ad assumere fludarabina, ciclofosfamide e rituximab e nel gruppo chemioterapia 409 pazienti hanno ricevuto fludarabina e ciclofosfamide; l’analisi è stata condotta sui dati di tutti i pazienti. A 3 anni dalla randomizzazione, il 65% dei pazienti nel gruppo chemioimmunoterapia risultava libero da progressione di malattia rispetto al 45% nel gruppo chemioterapia (hazard ratio 0.56, IC 95%: 0.46 – 0.69; p < 0.0001 ); l’87% era in vita contro l’83%, rispettivamente (0.67, IC 95%: 0.48 – 0.92; p = 0.01). La chemioimmunoterapia era più frequentemente associata a neutropenia di grado 3 e 4 (136 [34%] di 404 vs 83 [21%] di 396; p < 0.0001) e a leucocitopenia (97 [24%] vs 48 [12%]; p < 0.0001). L’aggiunta dell’anticorpo alla terapia non ha determinato un aumento di altri effetti collaterali, ad esempio infezioni gravi. Si sono avuti otto (2%) decessi correlati al trattamento nel gruppo chemioimmunoterapia rispetto a dieci (3%) nel gruppo in chemioterapia. Nelle conclusioni i ricercatori affermano che l’aggiunta di rituximab alla chemioterapia con fludarabina e ciclofosfamide migliora la sopravvivenza libera da progressione di malattia e la sopravvivenza globale, rispetto alla sola chemioterapia, nei pazienti con leucemia linfatica cronica. Inoltre, i risultati suggeriscono che la scelta di uno specifico trattamento di prima linea è in grado di cambiare il decorso naturale della leucemia linfatica cronica.
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