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6 Novembre 2002

LA POLMONITE

Gran parte dell’incremento è attribuibile ad una maggiore quota di popolazione >65 anni d’età; tuttavia i tassi aggiustati per età sono comunque incrementati del 22%, suggerendo pertanto che altri fattori hanno contribuito a cambiare l’epidemiologia delle polmoniti. Tra questi fattori va considerato il fatto che è in costante aumento la popolazione con problemi medici di base, fatto che pone queste persone ad un alto rischio per infezioni respiratorie. Ogni anno 2-3 milioni di casi di polmonite causano circa 10 milioni di visite mediche, 500.000 ricoveri ospedalieri e 45.000 decessi negli U.S.A. L’incidenza di polmoniti che richiedono il ricovero ospedaliero è stimata in 258 casi per 100.000 abitanti e 962 casi per 100.000 per le persone di età >65 anni. La mortalità tra i pazienti ospedalizzati varia dal 2% al 30% nelle varie casistiche, la media è di circa il 14%. La mortalità è stimata <1% nei pazienti non ospedalizzati. L'incidenza è più alta nei mesi invernali.

Cos’è la polmonite?
La polmonite è un processo infiammatorio, generalmente a decorso acuto o sub-acuto, che interessa il polmone e che riconosce nella maggior parte dei casi una eziologia infettiva. Si tratta di malattie relativamente frequenti con andamento spesso benigno, soprattutto da quando sono correntemente disponibili per l’impiego terapeutico gli antibiotici.
Esse vengono classificate in:
· Polmoniti batteriche (contratte per via aerea, ovvero per inalazione)
· Polmoniti da altri agenti eziologici o “atipiche”
Quelle non batteriche vanno acquistando una notevole importanza epidemiologica, rappresentando attualmente il 50% circa delle infezioni polmonari. Una polmonite può svilupparsi in una persona completamente sana, ma nella maggior parte dei casi sono presenti condizioni che predispongono all’inalazione fino al distretto alveolare di un agente patogeno, limitando in misura variabile i meccanismi di difesa presenti a livello dell’albero respiratorio (riflesso della tosse, alterata efficienza della ‘clearance’ mucociliare, alterazioni chimico-fisiche del secreto bronchiale). Va infine ricordato che la compromissione del sistema immunitario che consegue a malattie croniche debilitanti o a trattamenti farmacologici (cortisonici, citostatici) è frequente causa di infezioni broncopolmonari. Un capitolo a parte è invece quello riguardante le infezioni polmonari legate a pazienti con marcata depressione del sistema immunitario per i quali i più importanti agenti patogeni sono rappresentati dal Cytomegalovirus, Pneumocystis carinii (soprattutto nei soggetti affetti da HIV) e alcune specie di miceti tra cui la Candida e l’Aspergillus.
Le più comuni polmoniti batteriche sono quelle da Pneumococco (responsabile della polmonite lobare e comunemente preceduta da una infezione virale delle prime vie aeree), quelle da Stafilococco aureo (è generalmente quella che si manifesta come complicanza di una influenza nel corso delle grandi epidemie influenzali), quelle da Klebsiella pn. (può causare quadri molto gravi con mortalità che può giungere al 30% dei casi), quelle da Pseudomonas aeruginosa (in soggetti defedati, in bambini, o in quanti siano stati sottoposti a protratte terapie antibiotiche). Caso particolare è la malattia dei legionari (Legionella pn.), polmonite con caratteristiche intermedie tra forme batteriche e virali che può instaurare quadri molto gravi sino alla compromissione del sensorio e di altri organi ed apparati.
Le polmoniti non batteriche o “atipiche” sono sostenute maggiormente da Virus (Virus influenzale, Adenovirus, Herpes virus, Virus Respiratorio Sinciziale, …), Micoplasma pn., Rickettsia, Coxiella bu. (febbre Q), Chlamydia ps., Candida, Pneumocystis carinii. La polmonite può colpire un solo lobo del polmone (polmonite lobare) o interessare più zone (broncopolmonite a focolai isolati o multipli); nelle forme più estese può esservi insufficienza respiratoria, con ipossiemia di grado variabile; in alcuni casi la polmonite può associarsi a versamento pleurico.
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