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18 Ottobre 2010

RIABILITAZIONE PSICOSOCIALE PER I SOPRAVVIVENTI DAL CANCRO

Nuovi trattamenti e diagnosi sempre più precoci hanno permesso ad un maggior numero di pazienti di sopravvivere al tumore, siano essi ancora in terapia o effettivamente liberi dal cancro. Esistono però implicazioni, discusse al 35mo Congresso ESMO durante l’ottavo Seminario dei Pazienti, sia per la ricerca che per le politiche sociali. Fino ad oggi il trattamento del cancro era limitato agli aspetti biomedici, ma l’esperienza di pazienti oncologici e sopravviventi indica che coesistono problemi sociali e psicologici, che generano ulteriore sofferenza. Le associazioni di pazienti si stanno battendo per migliorare l’assistenza psicosociale per queste persone. Nella conferenza stampa ‘Long-term rehabilitation: the body and beyond’ del 10 ottobre, il prof. Francesco De Lorenzo, Presidente della FAVO, ha dichiarato che “cancro oggi non significa necessariamente morte”. Il numero di sopravviventi cresce e queste persone “vogliono condurre una vita vera con la migliore qualità di vita possibile. Al completamento del trattamento – ha proseguito il prof De Lorenzo, anch’egli guarito dal cancro, – si manifestano ancora effetti collaterali a livello fisico “. Ma non solo, “la riabilitazione a lungo termine deve considerare fattori sociali, psicologici, sessuali, nutrizionali, ecc.”. Le terapie target hanno aperto nuove speranze, alcuni pazienti con il cancro vivono a lungo fino ad essere considerati malati cronici. “Negli ultimi anni – ha spiegato il prof Jean-Charles Soria, oncologo all’Istitut Gustave Roussy in Francia e portavoce dell’ESMO – le terapie a target molecolare hanno condotto a benefici clinici inaspettati in pazienti con cancro avanzato della mammella, cancro del colon, testa e collo, polmone (non a piccole cellule) e rene. Si parla oggi di ‘medicina personalizzata’ e le terapie a target molecolare probabilmente permetteranno una sopravvivenza globale più lunga in un numero maggiore di pazienti con cancro in stadio avanzato”. Elisabetta Iannelli, giovane avvocato italiano impegnata in varie associazioni di pazienti come AIMaC e FAVO, ha beneficiato dei progressi della medicina e vive ora grazie alla terapia target: “Per i pazienti la vita è divisa in due fasi: prima e dopo la diagnosi di cancro. Esistono però altri fattori che influenzano la vita dei pazienti oncologici oltre al trattamento: il supporto della famiglia, dei veri amici e dei colleghi di lavoro. Per essi è importante continuare a lavorare, quanto ricevere aiuto psicologico adeguato”. Secondo il dott. Luigi Grassi, professore di Psichiatria all’Università di Ferrara e Chair della Federazione delle Società di Psico-Oncologia (FIPOS), il 30% dei pazienti oncologici soffre di problemi psicologici: sintomi depressivi, ansia e sintomi da stress post-traumatico, disordini sessuali e del sonno sono i più comuni. “I pazienti oncologici dopo completamento delle terapie vivono in una sorta di limbo – ha affermato il prof. Grassi. – Sono preoccupati per il loro futuro, hanno paura della recidiva e incontrano difficoltà a ritornare ad una vita ‘normale’, che per definizione non può essere normale”. Secondo il prof. Grassi, le famiglie e gli amici hanno un’importante funzione di supporto per i pazienti, come le associazioni che “svolgono un ruolo fondamentale nel diffondere la consapevolezza che il cancro è una malattia sociale, che colpisce milioni di persone nel mondo”. Per il crescente numero di sopravviventi, nuovi ruoli professionali devono essere creati, volti a specifici aspetti come la dieta, l’attività fisica e il supporto psicologico. Importanti sono anche i fondi, ma soprattutto il supporto legislativo. In Italia, ha spiegato il prof. De Lorenzo, esistono più di 1.7 milioni di persone che soffrono o hanno avuto il cancro e almeno 250 mila ricevono una diagnosi di cancro ogni anno. Importanza cruciale quindi assume l’integrazione di queste persone nella società, offrendo loro la possibilità di lavorare part-time durante i trattamenti e di ritornare al lavoro quando si sentono meglio. Lavorare fa bene anche al benessere psicologico ed è importante per l’economia del Paese, quindi strategie di riabilitazione fisica, psicologica e sociale devono essere introdotte per assicurare a tutti una migliore qualità di vita.
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