lunedì, 4 maggio 2026
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30 Agosto 2010

SCOMPENSO: RIDURRE LA FREQUENZA CARDIACA ABBASSA LA MORTALITÀ

Una riduzione di circa il 25% sia dei decessi che dei ricoveri ospedalieri ogni anno fra gli oltre 1 milione e 200mila pazienti del nostro Paese. Grazie all’ivabradina, molecola innovativa, frutto della ricerca italiana, che inibisce l’attività di pacemaker delle cellule del nodo seno-atriale in maniera specifica per ridurre la frequenza cardiaca. I risultati dello studio SHIFT, (Systolic Heart Failure Treatment with If inhibitor Ivabradine Trial), sono stati presentati ieri in sessione plenaria all’ESC 2010 di Stoccolma. Appena pubblicato su Lancet, SHIFT è il più ampio studio mai condotto sullo scompenso, ha coinvolto 6.500 persone in 37 paesi, Italia compresa. Nello studio tutti i pazienti soffrivano di scompenso di grado moderato o severo e presentavano una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto. “I dati sono davvero eccezionali – afferma Roberto Ferrari, presidente dell’ESC – soprattutto perché chi era incluso nello studio già riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida. Si tratta di una molecola antischemica immediatamente disponibile, utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici. La frequenza cardiaca è un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso. Inoltre permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto ad uno sforzo. A partire da questo Congresso, l’ivabradina diventerà una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso”. “Dopo 20 anni dall’avvento degli ACE-inibitori e 10 dai beta-bloccanti, abbiamo oggi un nuovo farmaco salvavita – conferma il prof. Michel Komajda, coordinatore dello SHIFT”. Sempre più frequenti i malati in età lavorativa, lo scompenso nel 30% dei casi colpisce ultra 65enni. In Italia la spesa totale per lo scompenso assorbe l’1,4% della spesa sanitaria nazionale. Dal 2003 rappresenta la prima causa di ospedalizzazione nel nostro Paese (dopo il parto naturale), con 200.000 ricoveri all’anno, in costante aumento (per il 2010 ne sono stimati oltre 230.000).
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