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29 Giugno 2010

ASSOCIAZIONE TRA SARTANI E CANCRO

Una meta-analisi di studi clinici randomizzati pubblicata nella rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) suggerisce un’associazione diretta, anche se non una relazione causa-effetto, tra terapia con inibitori del recettore dell’angiotensina e rischio di tumore di nuova diagnosi. Gli inibitori del recettore dell’angiotensina (sartani) sono farmaci usati per il trattamento di ipertensione, scompenso cardiaco, nefropatia diabetica e, recentemente, anche per ridurre il rischio cardiovascolare. Vari studi sperimentali hanno indicato un coinvolgimento del sistema renina-angiotensina, in particolare dei recettori per l’angiotensina II di tipo 1 e 2, nella regolazione della proliferazione cellulare, dell’angiogenesi e della progressione tumorale. In questo studio, i ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland hanno condotto una meta-analisi di trial randomizzati controllati sull’incidenza di cancro con uno di questi farmaci (7 in commercio). Gli studi pubblicati prima di novembre 2009 sono stati selezionati da Medline, Scopus (che include Embase), Cochrane Central Register of Controlled Trials, Cochrane Database of Systematic Reviews, e il sito della US Food and Drug Administration. Sono stati inclusi gli studi clinici con un sartano somministrato ad almeno un gruppo di pazienti, un follow-up di 1 anno e almeno 100 pazienti. I dati sull’insorgenza di un nuovo tumore erano disponibili per 61590 pazienti da 5 studi, quelli sui più comuni tipi di tumore solido per 68402 pazienti da 5 studi e i dati sui decessi per cancro per 93515 pazienti da 8 studi. Tra i pazienti che avevano ricevuto un trattamento a base di inibitori del recettore dell’angiotensina sull’aspetto specifico del cancro, telmisartan era il farmaco più studiato (30014 pazienti pari all’85.7%). I pazienti randomizzati a uno dei sartani studiati hanno mostrato un rischio leggermente, ma significativamente più alto di sviluppare un nuovo tumore, rispetto ai pazienti nel gruppo di controllo (7.2% vs 6.0%, risk ratio [RR] 1.08, IC 95%: 1.01-1.15; p = 0.016). Quando l’analisi è stata limitata a studi dove il cancro rientrava tra gli endpoint designati, il rischio era 1.11 (RR, IC 95%: 1.04-1.18; p = 0.001). Tra i tumori solidi, è stato osservato un aumento significativo solo per la nuova diagnosi di tumore al polmone nei pazienti che ricevevano inibitori del recettore dell’angiotensina, rispetto ai controlli (0.9% vs 0.7%, RR 1.25, IC 95%: 1.05-1.49; p = 0.01). Non è stata invece registrata alcuna differenza di mortalità per cancro (1.8% vs 1.6%, RR 1.07, IC 95%: 0.97-1.18; p = 0.183). Per i dati limitati a disposizione, gli autori non hanno potuto trarre conclusioni circa l’esatto rischio di cancro associato ad ogni singolo farmaco e suggeriscono quindi ulteriori studi sull’argomento.
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