martedì, 5 maggio 2026
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22 Giugno 2010

CEIS: CURE TROPPO COSTOSE PER 5 MILIONI DI ITALIANI

Cure ‘difficili’ o un ‘miraggio’ per colpa della crisi. In tutto “si può presumere che siano oltre 5 milioni gli italiani che hanno avuto problemi di diversa entità nell’accesso alle cure nel corso del 2009”. E’ uno dei dati più significativi del Rapporto Ceis Sanità 2009 presentato a Roma. Giunto alla sua settima edizione, il lavoro del Centro studi economici e internazionali della facoltà di economia dell’università Tor Vergata della Capitale indica inoltre che la spesa sanitaria italiana “può considerarsi ormai sotto controllo, forse anche troppo”. La nostra spesa pro-capite, infatti, è oggi del 17,6% inferiore a quella dell’Europa a 15 e addirittura di quasi il doppio più bassa di Paesi extraeuropei come il Canada, il Giappone e gli Usa. Il rapporto fotografa anche le ripercussioni di questo evidente gap di finanziamento del sistema sanitario, ancor più evidente in considerazione della crisi economica esplosa nel 2008, sul budget familiare destinato alla salute. Tre dati su tutti aiutano a comprendere la situazione. In Italia 338.000 nuclei familiari, pari ad oltre 1 milione di persone, sono stati soggetti a fenomeni di impoverimento a causa di spesa sanitarie o sociali, soprattutto per problemi di non autosufficienza. Altre 992.000 famiglie, per un totale di circa 3 milioni di persone, sono state costrette a sostenere spese per la sanità molto elevate rispetto ai propri redditi. In 2.600.000 famiglie, infine, almeno un componente ha dovuto rinunciare a sostenere spese sanitarie per il peso economico che avrebbero comportato. In tutto, quindi, si può presumere che siano oltre 5 milioni gli italiani che hanno avuto problemi di diversa entità nell’accesso alle cure nel corso del 2009. Serve al più presto un “significativo intervento regionale a copertura della spesa” sanitaria. Secondo le previsioni, le Regioni potrebbero trovarsi a dover reperire risorse intorno ai 6 miliardi di euro per il 2010 e ai 7 miliardi nel 2011, attraverso “nuove tasse, nuovi ticket o tagli alle prestazioni”. Intanto in Italia, che non è un Paese per vecchi, risulta che il numero di anziani presi in carico in programmi di assistenza domiciliare integrata è diminuito dall’84,1% all’81,2%. Il Rapporto fotografa poi un altro fallimento, quello dell’integrazione socio-sanitaria che si ferma a quella fra figure professionali sanitarie. Solo il 34,9% degli ultra 65enni presi in carico, infatti, ha ricevuto anche una qualche forma di assistenza sociale.
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