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11 Maggio 2010

RISPOSTA VIRALE ALLA CHEMIOTERAPIA NEL LINFOMA DI BURKITT DA EBV

Ricercatori dell’Università della Carolina del Nord di Chapel Hill sembra abbiano identificato il meccanismo attraverso cui la ciclofosfamide agisce sul linfoma di Burkitt, che si sviluppa dopo infezione da virus di Epstein-Barr (EBV), latente nelle cellule tumorali. Il chemioterapico infatti indurrebbe la fase litica (attiva) dell’infezione da HBV e ridurrebbe il numero di cellule tumorali che esprimono EBV-encoded RNA (EBER) entro 5 giorni dall’inizio del trattamento. È noto che alcune terapie contro l’EBV sono efficaci solo durante la fase di replicazione virale. I ricercatori statunitensi hanno dunque esaminato la possibilità che la ciclofosfamide induca l’EBV a virare dalla forma latente alla fase litica dell’infezione in una serie di casi di linfoma di Burkitt pediatrico associato a EBV. Hanno quindi sottoposto a una prima biopsia con ago aspirato i bambini (5-15 anni) che presentavano massa solida primaria in sede mascellare o mandibolare in espansione, compatibile con la diagnosi di linfoma di Burkitt, prima di iniziare la terapia con ciclofosfamide e a una seconda biopsia 1 – 5 giorni più tardi. Le cellule aspirate sono state esaminate per evidenziare infezione in fase latente o litica di EBV, usando ibridizzazione in situ per EBER, analisi immunoistochimica per le proteine BZLF1 e BMRF1 di EBV litico, RT-PCR per i trascritti di BZLF1 e misurazione della carica virale di EBV con PCR quantitativa. Tra i 21 casi di linfoma che esprimevano EBER prima della chemioterapia, 9 su 10 campioni esprimevano ancora EBER al giorno 1 dall’inizio della terapia, mentre solo 2 su 11 campioni (18%) esprimevano EBER ai giorni 3 e 5, indicando una certa efficacia della terapia nell’eliminare le cellule latenti infette. Nessuno dei prodotti litici, BZLF1 or BMRF1, era significativamente sovra-regolato ai tempi di post-terapia esaminati. Tuttavia, il numero di copie genomiche di EBV era aumentato in 5 su 10 campioni al giorno 1 del trattamento, suggerendo che la replicazione virale si manifesta entro le prime 24 ore. Gli autori dello studio pubblicato nella rivista Clinical Cancer Research (leggi abstract originale) suggeriscono che i risultati possono fornire il razionale di uno studio per valutare la sinergia tra ciclofosfamide, che induce la soppressione delle cellule tumorali, con un farmaco antivirale, come il ganciclovir, che colpisce selettivamente le cellule infette in fase litica.
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