sabato, 20 dicembre 2014

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14 marzo 2003

COS’E’ IL PROGETTO CRONOS

Il progetto Cronos è il più ampio studio clinico-epidemiologico mai realizzato in Europa sulla malattia di Alzheimer. Con questo progetto il Ministero della Salute ha integrato la concedibilità gratuita dei farmaci (donepezil, rivastigmina e galantamina) per il trattamento delle persone colpite da Alzheimer in forma lieve e moderata, con uno studio osservazionale su larga scala. Ciò è stato possibile organizzando una nuova rete di centri specialistici (le UVA), in collaborazione con i medici di medicina generale e i farmacisti, garantendo così una continuità assistenziale tra strutture ospedaliere e assistenza territoriale.
L'obiettivo del progetto biennale, inaugurato nel settembre 2000 e prolungato fino a marzo di quest’anno, era migliorare per quanto possibile la qualità di vita e di salute delle persone colpite da Alzheimer.
Il progetto, il percorso assistenziale e le modalità di erogazione dei farmaci sono state discusse e definite nell'ambito di un Comitato scientifico e di un Comitato consultivo, cui hanno partecipato membri della Commissione Unica del Farmaco (CUF), funzionari degli Assessorati alla Sanità, le associazioni degli ammalati, i medici di medicina generale, i farmacisti ed esperti del settore. Nel corso dei 30 mesi trascorsi Cronos è stato supportato da un’adeguata campagna di informazione utilizzando strumenti come opuscoli, newsletter, attività media, siti internet e numero verde per informare correttamente cittadini, malati, loro familiari e operatori sanitari.

Le finalità principali del progetto
· garantire la continuità assistenziale tra strutture specialistiche e medici di famiglia
· monitorare i piani di trattamento farmacologico delle UVA
· attraverso una comunicazione mirata sensibilizzare gli operatori sanitari (medici, farmacisti, infermieri e care givers) e le famiglie dei pazienti, per far crescere la consapevolezza sociale della malattia e quindi migliorare gli interventi terapeutici ed assistenziali.

La rete assistenziale del progetto Cronos: operatori e strutture coinvolte
Il percorso diagnostico e terapeutico si è articolato su vari livelli avvalendosi di alcune figure e organizzazioni di riferimento: gli specialisti delle Unità di Valutazione Alzheimer, i medici di medicina generale, i farmacisti e le Aziende Sanitarie Locali.

I medici di famiglia
Ai medici di medicina generale è stata affidata una fondamentale azione di filtro, con il compito di formulare l'eventuale diagnosi di sospetto di malattia di Alzheimer, inviando il paziente alle Unità Valutative Alzheimer (UVA). Il medico di medicina generale ha contatti regolari con le persone anziane e con le loro famiglie ed é perciò in una situazione favorevole per riconoscere i segni precoci di malattia durante un colloquio per un normale controllo clinico o su indicazione dei familiari, spesso i primi a notare un comportamento ‘strano’, e per aiutare la famiglia nella gestione assistenziale del paziente. Il medico di medicina generale, per formulare il sospetto di demenza, può eseguire un semplice test di valutazione delle funzioni mentali quale il Mini Mental State Examination (MMSE). Sempre il medico di medicina generale, dopo i primi 4 mesi durante i quali il paziente è seguito dall’UVA, prescrive i farmaci sulla base del piano terapeutico definito dalle UVA che continuano a visitare l’ammalato ogni 6 mesi.

Le Unità Valutative Alzheimer (UVA)
Le UVA, circa 500 distribuite in tutt’Italia, sono costituite da Centri specializzati dalle Divisioni di neurologia, psichiatria e geriatria ed eventuali altre strutture individuate dalle Regioni e dalle Province autonome. Le UVA formulano la diagnosi, definiscono il piano terapeutico, assicurano il trattamento farmacologico per i primi quattro mesi di terapia di ciascun paziente, sviluppando un rapporto diretto con il Medico di Medicina Generale, che garantirà poi la prosecuzione della terapia. Nell’ambito delle UVA operano più di 2.000 tra neurologi, geriatri, psichiatri, psicologi e altri operatori sanitari specializzati nel trattamento dell’Alzheimer.

I farmacisti
Per ciascun paziente ammesso al trattamento, dopo i primi quattro mesi, le farmacie consegnano gratuitamente i farmaci sulla base delle prescrizioni rilasciate dal medico di famiglia del malato. I farmacisti hanno garantito inoltre la distribuzione capillare sul territorio del materiale divulgativo del progetto Cronos messo a punto dal Dipartimento Valutazione Medicinali e Farmacovigilanza.

Le ASL e lo studio osservazionale dell’Istituto Superiore di Sanità
Per ogni paziente ammesso al trattamento le UVA compilano le schede di monitoraggio, inviandone copia alle ASL di residenza dei pazienti; a loro volta le ASL provvedono a inviare al Dipartimento per la Valutazione dei Medicinali e la Farmacovigilanza un prospetto riepilogativo del numero dei pazienti ammessi al trattamento e del numero dei pazienti che lo interrompono. I dati, raccolti in un data base ed elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità sulla base di in campione rappresentativo, hanno consentito di sviluppare una reale conoscenza della malattia, della sua prevalenza, della distribuzione geografica, dell’efficacia dei trattamenti farmacologici e degli eventuali effetti collaterali. Prima della partenza di Cronos tali informazioni erano del tutto carenti e frammentarie: la loro acquisizione ha costituito parte essenziale del Progetto.

Anteprima News

27/11/14

MEDICI DI FAMIGLIA 2.0: “MIGLIORIAMO LA GESTIONE DEI PAZIENTI IN RETE”. NASCE IL NETWORK PER UNIFORMARE L’ASSISTENZA SUL TERRITORIO

La struttura virtuale è accessibile online e permette la consultazione live delle informazioni. Il dott. Gerardo Medea: “Gestiamo 4 milioni di malati, è il campione di popolazione più vasto al mondo. Possiamo applicare così percorsi diagnostici simili, diminuendo gli errori”

Firenze, 27 novembre 2014 – I medici di famiglia diventano “social” e fanno rete tra loro. Nasce infatti GPG Network, la prima struttura virtuale dedicata alla medicina generale e accessibile con un…
11/11/14

Epatite C: gli studi di fase III UNITY hanno dimostrato alte percentuali di guarigione con daclatasvir (DCV) TRIO, terapia orale in una unica compressa, in pazienti con genotipo 1 compresi quelli con cirrosi


• Nello studio UNITY 2 con daclatasvir TRIO in associazione con ribavirina sono stati raggiunti tassi di guarigione del 98% nei naïve e 93% nei pretrattati in pazienti con genotipo 1 e cirrosi epatica

• Questa terapia somministrata per 12 settimane dimezza la durata del trattamento attualmente disponibile per curare questa tipologia di pazienti gravi con genotipo 1 e cirrosi che hanno già fallito una precedente terapia

• Questo regime senza uso concomitante di ribavirina ha anche dimostrato di curare il 91% dei pazienti con genotipo 1 non cirrotici

(11 novembre, 2014) - Bristol-Myers Squibb ha annunciato nuovi ed importanti dati del programma di sperimentazione clinica UNITY che ha valutato a 12 settimane il regime TRIO, combinazione tutta orale…
03/10/14

MEDICI DI FAMIGLIA: “SÌ ALLE CASE DELLA SALUTE IN EMILIA ROMAGNA
INSIEME PER CONDIVIDERE OBIETTIVI E CONTENUTI”

Modena, 3 ottobre 2014 – La dott.ssa Maria Stella Padula, presidente della sezione modenese della società scientifica: “Queste strutture devono diventare davvero il luogo per la salute e non della malattia. Il confronto fra i professionisti coinvolti è fondamentale per definire un nuovo modello di assistenza”

“È necessario evitare disuguaglianze nell’offerta di salute ai cittadini. Per questo noi Medici di Medicina Generale vogliamo offrire un contributo culturale e pratico per riempire di ‘contenuto’ le…
01/10/14

Herpes genitale: colpite in Europa oltre 13 milioni di donne

Cagliari, 1 ottobre 2014 – Il prof. Gian Benedetto Melis (Direttore della Clinica Ostetrica dell’Università di Cagliari): “Oggi disponibili nuovi trattamenti contro prurito, pizzicore, dolore e bruciore”

Dolore, bruciori e prurito intenso. Sono questi i sintomi dell’herpes genitale una delle più comuni malattie a trasmissione sessuale che colpisce soprattutto le donne. In Europa sono oltre 13,7…
29/09/14

Bristol-Myers Squibb annuncia i primi risultati di fase III di un inibitore del checkpoint immunitario PD-1

Dati positivi di fase III per nivolumab nei pazienti con melanoma avanzato precedentemente trattati con ipilimumab presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica

• Il tasso di risposta obiettiva è stato del 32% nei pazienti trattati con nivolumab e dell’11% in quelli trattati con chemioterapia

• Il 95% delle risposte nel gruppo dei pazienti trattati con nivolumab erano ancora osservabili e la loro durata mediana non è stata ancora raggiunta

• La frequenza complessiva degli eventi avversi con nivolumab era più bassa rispetto alla chemioterapia; quelli correlati al trattamento con nivolumab sono stati gestiti utilizzando gli algoritmi di trattamento raccomandati

29 settembre 2014 – Bristol-Myers Squibb ha annunciato oggi i risultati positivi di CheckMate -037, uno studio aperto, randomizzato, di fase III su nivolumab, un inibitore sperimentale del checkpoint…

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